Viggiano, la città dell’arpa e della musica: da Billie Joe Armstrong a Rosmy

“Il paese non è grande, ma nemmeno piccolo; l’aria ottima; pittoreschi i dintorni; le rovine di Grumentum a pochi passi; arpeggiamenti per tutto, che fanno di Viggiano l’Antissa della Lucania”: scriveva così Giovanni Pascoli a Giosuè Carducci il 26 luglio del 1884, paragonando questo piccolo centro della Basilicata alla cittadina greca nota per i suoi suonatori di cetra.

Quasi un sogno, per lui, rispetto al soggiorno sofferto, invece, a Matera – dove era docente di latino e greco al Liceo classico – da cui nacquero le sue “Lettere dall’Affrica”.

Nelle parole di Pascoli il chiaro riferimento all’antica tradizione che fa di Viggiano il paese dell’arpa.

E’ la città della Madonna Nera, patrona della Basilicata.

Città del petrolio, il centro estrattivo numero uno in tutta l’Europa continentale.

Ma è anche la città dell’arpa e della musica.

Viggiano è famosa, sin dalla prima metà del XVIII secolo, per i suoi artigiani ed ebanisti divenuti abili costruttori di strumenti musicali e per i suoi suonatori di strada che iniziarono a spingersi in ogni angolo del mondo alimentando la fama del “viggianese musicante girovago” con la sua arpa diatonica a tracolla, detta “arpicedda” o “portativa”, di piccole dimensioni, leggera e maneggevole, con meno di venti corde, mentre l’arpa classica ne ha 47.

Una tradizione tramandata di padre in figlio.

Uno straordinario patrimonio collettivo, memoria di una comunità.

Una famiglia su tre annoverava almeno un componente che suonava l’arpa.

Un’arte diventata un mestiere e fonte di guadagno per i tanti musicisti che si riunivano in compagnie di tre o quattro elementi per suonare nelle piazze delle principali città europee, statunitensi, australiane i brani più celebri della musica popolare e folkloristica italiana e della canzone napoletana, oltre alle più famose arie della tradizione operistica.

Viggiano vanta, dunque, un ruolo rilevante nella storia della musica del Bel Paese, di quella portata con orgoglio in giro per il mondo: un patrimonio culturale dal valore unico che risuona in un passato lontano e, ancora oggi, è tramandato dalle nuove generazioni di artisti, custodi di questa preziosa eredità iscritta saldamente nel loro dna.

Questione di discendenza, di buon sangue da musicista, di geni, di identità.

Lo sa bene anche una rock star del calibro di Billie Joe Armstrong frontman e chitarrista dei Green Day.

A giugno 2018 in visita nel suo paese d’origine, dopo averne dato annuncio su Instagram: i suoi trisnonni (Pietro Marsicano e Teresa Nigro) suonatori di arpa, emigrarono da Viggiano a Berkeley, California, nel 1869.

Quell’antica tradizione musicale, custodita dentro di sé, avrà certamente contribuito a infondere quel pizzico di talento innato in più che, al cantautore e polistrumentista statunitense, ha saputo ispirare l’inconfondibile punk rock dei Green Day.

Che provenga da qui la sua “forza più grande” ne è convinta la cantautrice lucana Rosamaria Tempone, in arte Rosmy, erede della famiglia Trinchitella: famiglia di musici e girovaghi di arpa e violino arrivati a esibirsi al Metropolitan di New York e all’Opéra di Parigi.

Rosmy, interessante cantautrice e attrice, affronta con la sua musica tematiche sociali importanti, facendosi apprezzare a più riprese.

Cresciuta con la musica in famiglia.

Sin da piccola ascoltava cantare e suonare il suo papà e a soli dieci anni era già la vocalist, con i fratelli, del gruppo “The Music Family”: si esibivano alle feste di paese e ai matrimoni e, in poco tempo, sono diventati il gruppo più gettonato in Basilicata.

In ambito teatrale, al fianco di Ulderico Pesce, ha recitato e cantato brani di musica popolare, frutto di ricerche, nei teatri di tutta Italia.

Il Premio Mia Martini “Nuove Proposte per l’Europa 2016” ha fatto conoscere Rosmy a un pubblico nazionale e, di qui, il suo percorso da cantautrice.

La finale a Sanremo Rock 2019 e l’uscita del suo disco d’esordio “Universale”.

Nello stesso anno un riconoscimento alle Giornate del Cinema Maratea per l’idea originale di quello che la critica ha definito uno “Short Music Movie”: il video di “Fammi credere all’eterno” in cui spicca Giovanni Storti, del trio di comici Aldo, Giovanni e Giacomo.

“Sono cresciuta in una famiglia di musicisti.

Ho ereditato una grande passione e sento – racconta Rosmy, raggiunta telefonicamente a Milano dove vive e lavora stabilmente – di avere una forza dentro di me che viene da lontano, un sentimento arcaico. Questa tradizione che mi porto dentro, di cui mi sento parte, è prima di tutto sinonimo di identità.

Non è solo predisposizione e sensibilità a certe melodie e sonorità, ma è proprio questa forza che ti caratterizza, ti rende diversa dalla massa.

Non dimentichiamo la passione e soprattutto la perseveranza che avevano i musicisti dell’epoca, come i miei trisnonni Trinchitella, parliamo di fine ‘800, che partivano con le navi per portare avanti la tradizione della loro musica e i loro strumenti: la meravigliosa piccola arpa a 20 corde, facile da trasportare, e un violino.

Significava avere anche una buona dose di coraggio, forza, determinazione.

Un’eredità al femminile, tra l’altro. Mia nonna, Rosamaria Trinchitella, ricordo che cantava sempre.

Prima ancora, suo padre Trinchitella Giuseppe, nato a New York, morto in una trasferta artistica a Parigi, dopo aver suonato all’Opéra di Parigi.

Ancor prima i suoi genitori, i miei trisnonni, Mariantonia e Paolo Trinchitella.

E’ difficile descrivere cosa significhi tutto questo: un’eredità che chiama anche a delle responsabilità, all’impegno di andare avanti su questa strada.

E io farò la mia parte, continuando a farmi guidare dal motore di tutto: la musica”.

La Rassegna dell’Arpa Viggianese, tutte le estati, ospita artisti di fama internazionale in concerti per arpa solista o in accompagnamento ad altri strumenti.

Per gli appassionati o semplici curiosi che vogliano venire a scoprire la bellezza e il fascino di questi luoghi non c’è occasione migliore.

Al Museo delle Tradizioni Locali, negli spazi del Convento di Santa Maria del Gesù, nel rione Sant’Angelo, è possibile reperire ogni interessante informazione sulla storia di questo strumento.

Infine, una particolare testimonianza della tradizione musicale di Viggiano è a Napoli: il Museo di San Martino, che costituisce la principale raccolta pubblica italiana dedicata al Presepe napoletano, ne espone anche uno che ha come protagonisti, proprio, i suonatori di arpa viggianese.

Cristiana Lopomo

Di seguito alcune foto dell’arpa viggianese, della visita di Billie Joe Armstrong e una foto di Rosmy.