Un Festival ad Albano per celebrare “Magia Lucana” l’opera del grande documentarista Luigi Di Gianni

Con “Magia Lucana” il più grande documentarista italiano, Luigi Di Gianni, ha consegnato un contributo enorme alla Basilicata. A un anno dalla sua scomparsa, il suo lascito è ben saldo, sigillato nella comunità di Albano di Lucania che ispirò il suo lavoro negli anni 50’.

Lo studio antropologico e il cinema, non soltanto hanno decodificato e chiarito con maestria il passato, ma hanno fatto sì che alcuni riti abbiano cessato di essere soltanto ‘lemmi’ di un dizionario, sono stati compresi nel contesto di quel periodo storico e divenuti memoria, per entrare a pieno titolo nel bagaglio storico culturale di questo piccolo borgo. La consapevolezza è il nuovo step di questa comunità, in un ritrovato folklore di cui anche un festival può rappresentarne la chiara espressione. Albano, che ha celebrato con le “Notti della magia” il suo background e rievocato il proprio passato per farne patrimonio di una regione intera, non è più oggi una terra desolata. Il visitatore che prima quasi non si accorgeva di Albano di Lucania, oggi è sempre più motivato ad entrare in contatto con questa realtà, per le attrazioni che è riuscita a mettere in rete con il territorio.

Il piccolo centro delle Dolomiti Lucane è una continua sorpresa, specie per chi varca questi luoghi per la prima volta. Il forestiero resta incantato dall’operosità della sua gente, dalle piccole stradine colorate dai murales, le sue chiese, l’artigianato artistico e tanto altro ancora. Di Gianni è stato in qualche modo padrino per questa terra, fino alla metà del secolo scorso poco conosciuta. Lui è riuscito a tornarci, prima della sua morte, qualche anno fa, e ha ricevuto la gratitudine del popolo lucano, con una onoreficenza: la cittadinanza onoraria dell’amministrazione di Albano. La sua opera del 1958, girata proprio in questa piccola landa, fu premiata come migliore documentario alla Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia.  E’ un docufilm tutt’ora disponibile nelle teche Rai, che racconta le scene di vita e le tradizioni dei contadini lucani: da quella dei campi, al lamento funebre, riprende scene di riti magici e propiziatori ed è impreziosita dai documenti sonori dell’autore. È il tributo alla semplicità di questa gente, è un’opera cinematografica di grande sentimento e che è conosciuta anche dalle giovani generazioni, viene proiettata durante le notti del festival della magia.

È maturata negli anni, la voglia di ripercorrere sapientemente il passato, ed è con questo spirito che va in scena la sua rievocazione tra le viuzze del borgo, in un ritrovato folklore. Dalla piazza il nastro si riavvolge, e si condanna la magia nera, quella cattiva, quella che nuoce agli uomini, di una donna invidiosa e cattiva, una “masciara” che viene portata in piazza e giudicata dal popolo. E non c’è altra soluzione che il rogo, il fuoco che libera e purifica. Il più grande conoscitore del magismo e delle storie di Albano di Lucania, è stato l’antropologo italiano Ernesto De Martino, che fu fondamentale nella realizzazione dell’egregio lavoro del documentarista Di Gianni.

Il De Martino fu il primo a sottolineare la particolare condizione della Basilicata e in particolare di Albano, nel periodo della post ricostruzione, dove al miracolo socioeconomico sopravvisse il folklore magico-religioso appartenente alla cultura contadina. Il fondatore della moderna antropologia italiana si recò tra il 1952 e il 1956 per le sue spedizioni etnografiche proprio ad Albano. Ma più che una semplice indagine sulle pratiche di magia lui riuscì a perorare la causa del riscatto meridionale, comprendendo la funzione psicologica di quei rituali e sul perché esse sopravvissero nella cultura popolare.

Come ad Albano di Lucania, anche a Colobraro, Genzano di Lucania, Montemurro, Oppido Lucano, S. Costantino Albanese, Tricarico, Valsinni e Grottole è la fascinazione il fulcro della magia cerimoniale lucana. Quella condizione psichica di impedimento, di inibizione, che si manifesta con la dominazione di una forza occulta, che lascia senza capacità di decisione e di scelta l’individuo colpito. Il trattamento è svolto da operatori magici specializzati: fattucchiere, “masciare”, guaritori, indovini, descritti dai contadini come persone nate prima di Cristo.

Il Mezzogiorno d’Italia nel secondo dopoguerra è caratterizzato da sottoccupazione, scarsa fertilità dei terreni, frammentazione della proprietà. In tale contesto di difficoltà, l’essere fascinato, affatturato, è la sublimazione di quello stato di miseria fisica, morale e sociale. Nella pellicola del Di Gianni i contadini parlano al cielo alle prime luci del mattino, pronunciando rituali per scacciare il malocchio contro l’infertilità dei terreni. La protezione delle madri nei confronti dei propri bimbi in fasce, attraverso il nuovo battesimo delle sette fate che arrivavano di notte e che sfioravano il corredino e la culla del piccolo, per poi tornare nel loro mondo attraverso la luce del raggio di luna.

Seppur trasformato in chiave moderna, Albano riesce ancora a essere attorniata da quell’alone di mistero. Da una decina di anni, la Pro Loco sta offrendo il suo contributo nella valorizzazione delle bellezze naturali, storico- monumentale e ambientale, fino anche all’assistenza turistica. Il potere salvifico della magia è stato sviscerato, non ci si vergogna di esso perché il riscatto è arrivato. Albano non è più meta dimenticata. E anche questa è magia…

Roberta Nardacchione