Terremoto 1980: in Basilicata tanti morti, Balvano ha pagato il prezzo più alto

Lunedì 23 novembre 2020 è stata organizzata una fiaccolata dedicata al terremoto del 1980.

Il ricordo di una tragedia che provocò migliaia di morti e rovine in Basilicata e Campania, con epicentro in Irpinia.

Novantasei interminabili secondi, 6.9 della scala Richter, in cui si smossero le dolomiti lucane e la terra che sussultava fece venire giù tutto.

Furono rasi al suolo interi paesi provocando circa 3000 morti, 9000 feriti, lasciando 300 mila persone senza un tetto e 150 mila abitazioni distrutte.

Le case che si erano piegate su stesse, le crepe nei muri, i palazzi sventrati, e sotto quelle pietre, i morti, i sepolti vivi, i ricordi, i giocattoli dei bambini, le fotografie sbiadite.

Sotto quei detriti c’era chi aveva lasciato tutto.

Balvano fu uno dei centri più colpiti, sia per numero di vittime che per i gravissimi danni subiti.

Alle 19.34 il parroco Don Salvatore Pagliuca stava celebrando la messa della domenica sera.

Tra le macerie della chiesa di S. Maria Assunta morirono 77 persone, di cui 66 bambini.

Balvano, purtroppo, è diventato il simbolo di quel terremoto.

Non ci sono parole adatte per descrivere il dolore e la tragedia che si sono riversate sul popolo balvanese.

Una foto ricorda che papa Giovanni Paolo II due giorni dopo il terremoto arrivò a Balvano per portare il suo conforto:

“Sia lodato Gesù Cristo! Miei carissimi fratelli e sorelle, io non sono venuto qui per curiosità, ma come vostro fratello e vostro pastore, vengo per un motivo di solidarietà umana, vengo per un motivo di compassione, carità. Sono venuto per dirvi che vi sto vicino.

Cristo ha detto all’apostolo Pietro: ‘Conferma i tuoi fratelli’.

Non posso confermarvi con le mie forze umane, con le mie possibilità umane, ma posso confermarvi, nel senso che possiamo insieme trovare la forza di Gesù, nella nostra fede e nella nostra speranza, nella sua carità che è maggiore di tutte le sofferenze e anche della morte, perché anche con la morte questa sua carità ci apre la prospettiva della vita.

Ecco, la prospettiva della vita che ci apre Gesù sofferente sulla croce e Gesù risorto è quella che si deve aprire dinanzi a voi tutti che avete sofferto la morte di tanti vostri cari, dei vostri bambini, o forse dei vostri anziani, che siete passati attraverso una croce tanto dolorosa.

Vi porto soprattutto la testimonianza viva della mia presenza, della mia compassione, del mio cuore, e di un ricordo speciale che voglio conservare di questo paese, di tutti i paesi vicini, di tutti i sofferenti, di tutta questa zona, dell’ambiente così provato, della vostra patria provata in queste regioni, di tutti voi come cristiani e come fratelli.

Vi offro, al termine di queste parole, la mia benedizione”.

Oggi a 40 anni dal disastro il paese è stato ricostruito, ma il ricordo di quelle giovani vite spezzate non potrà mai essere cancellato.

Giusy Bovino

Di seguito alcune foto della distruzione seguita al terremoto del 23 novembre 1980.