Potenza: la voce di San Gerardo. Diario di prigionia di un gruppo di ufficiali lucani

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 furono molti gli ufficiali italiani che si ritrovarono a vivere l’esperienza dell’internamento nei lager tedeschi.

Accomunati da un contesto di reclusione che li teneva lontani dalla propria terra di origine, molti di loro si dedicarono alla realizzazione di alcuni periodici.

Tra questi anche un gruppo di ufficiali lucani che, internati prima nel campo polacco di Biala Podlaska e poi in quello tedesco di Norimberga Langwasser, diedero vita al loro giornale “La Voce di San Gerardo”.

I loro nomi sono: Vittorio Caputo, Paolino Carmine, Antonio Ianora, Mauro Masi, i fratelli Italo e Michelino Pergola, Rocco Riviezzi, Nicola Rizzi, Ernesto Scaglione, Ferdinando Siviglia e Nicola Strammiello.

Tutti loro, ritratti nel giornale, contribuirono alla realizzazione de “La voce di San Gerardo”: la direzione fu affidata a Michelino Pergola, a cui si deve anche la conservazione dell’originale arrivato miracolosamente in Italia dentro il suo zaino dopo la liberazione; la stesura degli articoli, interamente scritti a mano con l’inchiostro ottenuto spremendo alcune bacche, fu affidata al geometra Rocchino Riviezzi, sottotenente di artiglieria fatto prigioniero sul fronte greco e liberato il 7 giugno del 1944; a Mauro Masi, diventato negli anni uno degli artisti lucani più celebre nel campo della pittura fu affidata la realizzazione della maggior parte dei disegni, tra cui il disegno raffigurante il campo di prigionia a pag. 1 e la sfilata dei turchi a Potenza a pag.4), mentre Michelino Pergola realizzò, tra gli altri, il disegno raffigurante Piazza Prefettura a Potenza a pag.2).

La testata è contraddistinta da caratteri cubitali e da una piccola immagine del Santo Patrono della città di Potenza, San Gerardo La Porta, che si festeggia il 30 ottobre e la gerenza ironicamente recita “organo ufficiale dei lucani ospiti della Germania”.

All’interno del giornale, accanto all’immagine di un prigioniero sorvegliato da una guardia armata intento ad invocare San Gerardo, compare anche una struggente preghiera al Santo Patrono:

“Gerardo, patrono, gran santo lucano, seduto sul trono tu guardi lontano.

Deh! mira anche noi che siamo dei tuoi; fa che del ritorno sia prossimo il giorno.

Non sia un miraggio quel “30” di maggio per noi che fidenti

in tua santa bontà saremmo contenti trovarci di là”.

La festa di San Gerardo è preceduta dalla celebre sfilata dei Turchi che si tiene il 29 maggio e che viene ricordata in un ampio box intitolato “Cose Turche”; scrivono i redattori:

“Anche quest’anno avrà luogo, ma in terra di Germania ove una forte colonia di potentini trascorre un sereno e prospero periodo di riposo, la storica sfilata dei turchi.

La data dei festeggiamenti pel preannunciato rimpatrio è ancora incerta.

Sfarzosissimi i costumi in allestimento presso la rinomata ditta Masi.

Indiscrezioni trapelate fino a noi fanno ritenere che la giornata sarà degna della tradizione, per quanto si sia molto lontani dagli anni in cui i migliori campioni dei più illustri casati della città scendevano in lizza per primeggiare col miglior cavallo, con le più preziose bardature ed i più ricchi costumi”.

La citazione “Cose Turche” ha un significato metaforico: in dialetto si usa infatti l’espressione ‘cose turche’ per definire fatti spaventosi ed il riferimento era naturalmente ai fatti tragici di cui erano rimasti vittima gli ufficiali lucani con la prigionia; nel caso in cui il giornalino fosse finito in mano ai tedeschi ed avessero chiesto conto del significato della scritta ‘cose turche’, i prigionieri avrebbero potuto rispondere che si trattava della loro festa di Potenza.

Poiché la solidarietà tra prigionieri ebbe anche una comprensibile natura campanilistica, nel giornale, a pag. 5, appare anche una fantasiosa rappresentazione della città di Matera, raffigurata come una grande metropoli il cui corso principale appare zeppo di grattacieli; il disegno ironizzava sul fatto che uno degli internati parlava della sua città di origine come se fosse New York ma in realtà non era altro che un agglomerato di anguste grotte scavate nel tufo dove vivevano i  suoi abitanti.

L’importanza storica de “La voce di San Gerardo” risiede nel calore delle comuni origini di quegli ufficiali lucani che attraverso il parlare della propria terra riuscirono a darsi una speranza di rinascita nella tetra atmosfera dei campi di prigionia.

Francesca Messina

Di seguito alcune foto delle pagine 1,2,4 e 5  tratte dal giornale “La voce di San Gerardo”.