Pignola: la spettacolare corsa di cavalli, muli e asini in onore di Sant’Antonio Abate

Da più di seicento anni i pignolesi attendono trepidanti il primo mese del nuovo anno per dare il via a una grande manifestazione che si culla fra il sacro e il profano.

Pignola (PZ) dedica due giorni, il 16 e il 17 gennaio, alla celebrazione di sant’Antonio Abate ― spesso raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella.

Se è noto che san Francesco d’Assisi è il protettore degli animali tutti, sant’Antonio Abate è il patrono degli animali domestici e da stalla ― un riconoscimento che affonda le sue radici nell’abitudine che i monaci antoniani avevano di allevare il maiale e usarne il grasso come rimedio contro l’herpes zoster.

Gerardo Acierno, nel 1987, in Pignolerie scrisse:

«Nevicò ancor prima di sera e prima ancor che cumbà Saverio suonasse le campane per la funzione, la fanoia ardeva incredibilmente alta: la festa di Sant’Antonio era iniziata».

Come allora così oggi la festa ha inizio la sera del 16 gennaio con l’accensione del falò, la fanoia, in piazza Vittorio Emanuele, non lontano dalla Chiesa di Sant’Antonio Abate.

Un momento reso possibile dal lavoro svolto precedentemente dai ragazzi di Pignola, che durante il pomeriggio hanno bussato ad ogni porta chiedendo a ciascuno un po’ di legna. Il parroco, terminata la funzione religiosa, uscirà a benedire il fuoco, che sarà vegliato dai fedeli nel corso della notte.

In passato gli abitanti portavano a casa qualche tizzone e un po’ di brace in segno di devozione, imitando il miracolo del santo:

«S. Antonio avrebbe rubato il fuoco per permettere agli uomini di riscaldarsi e farne buon uso. ― racconta Carlo Lapucci in La bibbia dei poveri ―Sarebbe sceso all’inferno e, dopo aver acceso il suo bastone, sarebbe tornato sulla terra».

«Quando il fumo non sale più fino a bucare il cielo e le fiamme si ammansiscono del tutto, i mulattieri, fino ad allora vigili guardiani del fuoco, permettono, finalmente, che la brace venga raccolta e portata a casa da chiunque» si legge in La festa di S. Antonio e il suo simbolismo di Sebastaino Rizza.

Il 17 è il giorno in cui gli animali fanno il loro ingresso e si tiene la competizione della “Corsa di Sant’Antonio Abate”.

Cavalli, muli e asini guidati dai cittadini, fantini per un giorno, si radunano in piazza; gli animali raccolgono la benedizione e si prestano ad intraprendere una corsa spericolata per gli stretti vicoli del centro, introdotta da tre giri devozionali intorno alla Chiesa.

È sempre Rizza ad affermare che la prima corsa si svolse in onore della regina Giovanna II d’Angiò, frequentatrice del luogo e sostenitrice della costruzione della cappella di sant’Antonio e a riportare una testimonianza tratta dal testo Indicazione del più rimarcabile in Napoli e contorni di Andrea De Iorio:

«Nel giorno 17 del mese di Gennajo si celebra la festa di S. Antonio Abate nella sua chiesa, ed in tutte le domeniche, che capitano fino al primo di Quaresima.

In tali giorni i Napolitani vi conducono i cavalli ben ornati di nastri, e dopo averli fatti benedire, ed arricchiti di collane di ciambelle di ogni specie, fanno tre volte il giro della chiesa, e tutti allegri se ne tornano nelle proprie case».

Sono giorni di convivialità e condivisone e, come risaputo, condivisione e cibo sono due concetti che vanno a braccetto: si cucina grasso e si mangia in abbondanza; i pignolesi scelgono corië e fasulë, cotiche e fagioli e strascënadë cu a mëḍḍìë, un tipo di pasta casereccia condita con la mollica.

Un proverbio lucano vuole che la festa di sant’Antonio coincida con l’apertura del carnevale: “Chi Carnualë volë fà da Sand’Anduonë av’accumëngià”, “Chi del carnevale vuol godere, inizi da S. Antonio”.

Grazia Valeria Ruggiero

Di seguito alcune foto di Fabio Cocchia (di Fotografando Basilicata) della corsa dei cavalli che si svolge a Pignola.