Picerno candida al Fai il suo luogo del cuore: Piano della Nevena, l’habitat di podoliche, faggi ed orchidee

Se quando si parla di luoghi del cuore si intende l’affezione verso un qualcosa identitario delle proprio origini e della propria impronta sociale e culturale, allora si può affermare che questo luogo per i picernesi è Monte Li Foj.

Tanti i sentieri boschivi che dal centro di Picerno conducono gli appassionati — che spesso optano per una passeggiata o una salita in bicicletta — al Monte, la cui cima maggiore misura oltre 1300 m s.l.m.

La sua sommità, nel 2006, è stata riconosciuta come Sito di interesse comunitario (Sic), in quanto ospita un habitat, dominato dal faggio (Fagus sylvatica L), a cui sono associate specie forestali quali abete bianco, cerro, acero, tiglio e specie di prateria montana.

All’interno del Sic, inoltre, è stata osservata la presenza di popolazioni di lupo, gufo reale, biancone, picchi, balia dal collare e salamandrina.

Ad oggi è stata esclusa dall’area protetta una zona particolarmente peculiare per il territorio, Piano delle Nevena.

È questo uno fra i motivi che animano i cittadini di Picerno a raccogliere le firme necessarie affinché il Piano venga inserito nella rete dei luoghi del cuore Fai – Fondo Ambiente Italiano; si può aderire al progetto con un semplice click https://www.fondoambiente.it/luoghi/piano-della-nevena?ldc.

L’iniziativa è sostenuta anche sui social, in particolare si segnala la pagina Instagram https://www.instagram.com/montelifoj/.

La distesa verde di Piano della Nevena, parte dell’Appennino Lucano, vorrebbe mantenersi incontaminata e stimolare l’uomo ad un rapporto di reciproco rispetto e condivisione; negli anni si è difesa da tre parole ad essa estranee e da essa distanti come petrolio, eolico selvaggio e radar meteorologico.

Si è parlato di condivisione, ma cosa ha da offrire questo scenario picernese?

In una puntata di Linea Verde l’intervistato, Salvatore Manfreda, agronomo forestale, ne chiarisce l’origine del nome:

«Il nome deriva dalle niviere.

Questo Piano era utilizzato dai picernesi, quando non c’era ancora il frigorifero, per la produzione e la lavorazione del ghiaccio, che poi veniva portato a Picerno e utilizzato per la conservazione degli alimenti».

La salita al Monte prevede l’incontro di due habitat, il pascolo e la faggeta, esempi di conservazione delle biodiversità e della perfetta sinergia fra popolamento della zona e uso sostenibile della stessa.

La razza bovina podolica pascola da sempre in questi campi e prosegue, tutt’oggi, la transumanza: le podoliche si spostano qui in estate per, poi, tornare giù in pianura d’inverno.

I faggi, qui, hanno una conformazione insolita:

«Questa pianta è stata tagliata in un particolare modo — spiega l’agronomo Manfreda. Il taglio, anziché essere effettuato al colletto, era realizzato ad una certa altezza, circa due metri, così che nuovi germogli non fossero intaccati dal pascolamento dei bovini».

In parte, quindi, le faggete conservano la struttura dei tagli di epoca borbonica, caratterizzata da maestose ceppaie elevate, le capitozze.

Si tratta di specificità che non erano sfuggite a due naturalisti, Gavioli e Corbetta, che tra la fine dell’Ottocento e l’immediato dopoguerra concentrarono i propri studi sul comprensorio montano del Li Foj.

A dare risalto ad un’altra ricchezza del territorio un testo del dott. Fabrizio Gennaro Arresta, Le orchidee selvatiche in Basilicata: uno straordinario patrimonio di biodiversità.

Arresta è un giocane lucano, originario di Banzi, laureato in Agraria e appassionato di orchidee selvatiche; i pascoli del Monte Li Foj ospitano la fioritura di questo fiore tra aprile e maggio.

Si ricorda che la Basilicata, con oltre 90 specie censite, è la quarta regione italiana a vantarne la più alta biodiversità vegetale.

Lo scenario di Piano delle Nevena si lascia mutare dallo scorrere delle stagioni: durante l’inverno, magari circondati da un manto nevoso, è facile assistere alla formazione di due laghetti di acqua piovana, che all’alzarsi delle temperature si asciugano e lasciano spazio a conche naturali.

Si ringrazia per le foto Raffaele Martino, i cui scatti sono molto apprezzati dai picernesi; un conterraneo che attualmente risiede a Londra, Saverio Romeo ne definisce così l’impegno:

«Raffaele Martino è il nostro occhio più appassionato e curioso, quell’occhio attento, che non si fa distrarre dalle luci artificiose, che coglie la bellezza così com’è, quella che molte volte ci sfugge. Raffaele e tutta la famiglia Martino sono i poeti dell’occhio per noi picernesi».

Grazia Valeria Ruggiero

Di seguito alcune foto del Monte Li Foj.