Pasquale Grippo, una vita spesa all’insegna della giustizia

«Noi abbiamo, onorevoli colleghi, ereditato una Patria ed abbiamo una unità, che molti di noi contribuirono a fare, ma che abbiamo il dovere sacrosanto di trasmettere a coloro che verranno dopo di noi. E se venisse un giorno, in cui si pronunziasse il funesto dissidio tra la libertà e l’unità, io, da mia parte, non esiterei un momento nella scelta» (1).

Il giureconsulto Pasquale Grippo nacque a Potenza il 12 settembre del 1845, da Gerardo e Angela Biscione. Si laureò giovanissimo in Giurisprudenza, presso l’università di Napoli. Aveva solamente diciassette anni. Nonostante provenisse da una famiglia di umili origini, Grippo riuscì a costruirsi una carriera di tutto rispetto nell’ambito giuridico e politico. Si iscrisse all’Albo degli avvocati di Napoli nel luglio del 1847, e in quello dei Procuratori nel 1867. Fu membro del Consiglio di disciplina dei Procuratori dal 1879 al 1885, e dal 1921 al 1926 presiedette il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli.
Dietro ai suoi successi si celavano due qualità appartenenti, senza dubbio, alla sua indole caratteriale: un’intelligenza fuori dal comune e una risolutezza evidente.
Risolutezza che è possibile ravvisare nelle scelte professionali portate a termine dal conterraneo Grippo. Iniziò giovanissimo la professione di avvocato e nel giro di pochissimo tempo riuscì a diventare uno dei maggiori esperti di diritto civile, nonché uno dei migliori Cassazionisti italiani.
Il vigore di un simile ingegno dipende da un’istruzione costante e da continui aggiornamenti in materia, e questo Pasquale Grippo lo sapeva bene. Continuò con severità gli studi fino a quando non vinse due concorsi pubblici; l’uno per la cattedra di Diritto penale all’Università di Bologna, l’altro presso l’Università di Napoli per la cattedra di Diritto costituzionale.
Ad ogni modo, non era certo l’insegnamento la sua vera passione. Per questa ragione, a distanza di pochi anni, abbandonò ogni velleità didattica per far posto all’avvocatura e alla carriera politica.
Già, la politica. Pasquale Grippo ricoprì diversi incarichi istituzionali. Fu consigliere e assessore al comune di Napoli, oltre che presidente del Consiglio provinciale della Basilicata.
Nel 1890, invece, fu eletto deputato nel primo collegio della città di Potenza, sebbene per qualche legislatura si trovò a rappresentare la comunità di Muro Lucano, vista la presenza di un altro onorevole potentino: Ascanio Branca, che morì prematuramente nel 1903.
Alla Camera si schierò tra le fila della Destra liberale e successivamente aderì al centro di Sonnino.
Tra le principali attività politiche si può certamente menzionare la sua partecipazione, nel 1894, alla Commissione incaricata a pronunciarsi sulla questione del deputato socialista Giuseppe De Felice Giuffrida, coinvolto nella rivolta dei cosiddetti Fasci siciliani. Grippo era uno dei relatori. In particolare, furono discusse alla Camera ben tre domande di autorizzazione a procedere contro il deputato De Felice. La prima per cospirazione; la seconda per eccitamento alla guerra civile, devastazione e saccheggio; la terza per apologia di reato. È proprio sulla contestazione per apologia di reato che la Commissione, di cui Grippo faceva parte, si pronunciò contro ogni autorizzazione a procedere. La Camera, tuttavia, finì per concedere non solo l’autorizzazione a procedere, ma anche la prosecuzione dello stato di detenzione dell’onorevole De Felice Giuffrida, avallando le conclusioni redatte dall’onorevole Palberti.
Nel 1896 intervenne sulla questione dell’ordinamento regionale, pronunciandosi contro la decisione intrapresa dal Presidente del Consiglio Starrabba marchese di Rudinì che istituì un commissario per la Sicilia, avviando in tal modo una sorta di riforma regionalistica. Grippo sosteneva che una simile visione d’insieme avrebbe finito per troncare l’unità dello Stato italiano.
Un anno dopo, e cioè nel 1897, si scatenò una opposizione senza pari contro Crispi. Si cercò di coinvolgere Crispi in un processo per peculato nei riguardi del commendatore Favilla, direttore del Banco di Napoli, presso la sede di Bologna. Ebbene, nella seduta del 2 dicembre 1947, Crispi chiese di essere giudicato dal Parlamento. Fu messa in piedi una commissione composta dai deputati Grippo, Della Rocca, Garavetti, Tiepolo e Palberti. La Commissione escluse l’ipotesi di procedere penalmente contro Crispi, riportando il tutto sul piano della censura politica.
Gruppo mantenne una posizione neutrale allo scoppio della prima Guerra mondiale e, in quegli stessi anni, ricoprì la carica di Ministro dell’Istruzione, fino al giugno del 1916. Con la fine del conflitto giunse anche la nomina a senatore, precisamente il 9 dicembre del 1919.
Con l’avvento del Fascismo assunse una condotta distaccata e marginale, dedicandosi prevalentemente all’attività forense. Fu tra i responsabili, come capo di un Dicastero del Governo Salandra II, della dichiarazione di guerra all’Austria, volta a ripristinare i confini nazionali.
Pasquale Grippo morì a Napoli il 16 novembre del 1933.
Tra le sue opere ricordiamo due dei lavori più importanti: “Della ferita o percossa volontaria che produce la morte”, Bologna, Tipografia Fava e Garagnani, 1870; I reati di guerra civile: strage, devastazione e saccheggio. Studio storico-critico di diritto penale, Vallardi, Napoli, 1881.

di Rosa Santarsiero