Nel potentino un villaggio in miniatura con tanti “gioielli” incastonati nella roccia! Sembrano casette ed invece ecco di cosa si tratta

Percorrendo la strada che da Potenza porta ad Acerenza una sosta va fatta a Pietragalla.

Guadagnando l’abitato, sulla sinistra, ubicati su un declivio di circa due ettari, si ammirano 200 Palmenti che danno la visione di un singolare presepe.

Il villaggio dei palmenti rupestri è una peculiare combinazione di architettura rurale, di civiltà rupestre e di valori paesaggistici.

Qui un tempo, nella civiltà contadina si era dediti alla lavorazione dell’uva.

I Palmenti sono delle piccole costruzioni rurali che risalgono a un paio di secoli.

Casette non a destinazione abitativa ma utilizzate per alcune fasi della produzione di vino: pigiatura dell’uva e fermentazione del mosto.

Le 200 piccole costruzioni sapientemente restaurate, oggi sono una testimonianza storica che va conservata gelosamente.

La locale Pro Loco svolge un ruolo fondamentale accogliendo i turisti incuriositi e divulgando notizie su quel paesaggio agreste.

I Palmenti sono un complesso di grotte, per lo più ipogee, risalenti alla prima metà del XIX secolo.

L’etimo con ogni probabilità viene dal latino volgare paumentum o pavire (battere), quindi l’atto del battere, del pigiare o da palmes, tralcio della vite.

Quelle strutture che assomigliano a case abitabili sono scavate nella roccia arenaria di colore giallo.

Una finestrella posta al di sopra di una porticina dà la possibilità di osservare cosa oggi c’è dentro ma tempo addietro serviva a ben altro.

Quella finestra impediva che durante la fermentazione si determinasse una eccessiva concentrazione di anidride carbonica.

Insomma un bell’esempio di conservazione del patrimonio storico-architettonico con un colpo d’occhio che non lascia indifferenti.

Questo tipo di architettura spontanea rurale ha tetti lineari, a spiovente, a volta di botte, o disegnano un’elegante linea curva.

I portali sono sovrastati da architravi di pietra e da archi che scaricano il peso. L’uscio è protetto con porticine di legno.

Con la guida della Pro Loco è possibile spalancare la porta di uno dei 200 Palmenti in modo da vedere con i propri occhi l’interno.

Dentro al palmento sono presenti una o più vasche differenziate per il vino rosso e per il bianco.

La tipologia di gran parte dei Palmenti presenti a Pietragalla è costituita da una piccola vasca di modeste dimensioni per la pigiatura dell’uva.

I grappoli di uva venivano trasportati da bestie da soma in bigonce.

Guardando all’interno si scorge un vascone più ampio e profondo, il vero e proprio palmento usato per la fermentazione del mosto.

Adiacente alla vasca della pigiatura e a essa direttamente collegata, c’è una vasca per spillare il vino, detta palmentedda, collegata a quella di fermentazione.

All’interno vi sono anche alcuni elementi funzionali, come la costante presenza di nicchie dovuta alla necessità di alloggiare vivande e candele.

In qualche Palmento più grande c’è un camino per riscaldare il mosto e accelerare il processo di fermentazione.

Guardando il soffitto della vasca della pigiatura troviamo infisso un robusto anello di ferro che serviva d’appiglio al pigiatore.

Questo anello lo ritroviamo anche sulla facciata esterna dove veniva legato l’animale da soma.

Tra i 15 e 20 giorni durava la fermentazione, dopo di che il vino, spillato e messo in barili di 35 litri, veniva portato nelle botti che le famiglie avevano nelle Rutte (grotte) che si trovano nella Mancosa, parte nord del paese.

Una volta incuriositi da cosa c’è dentro al Palmento, risalta all’occhio l’insieme.

Gli ipogei sono collegati da un’ampia ragnatela di sentieri, scalette di pietra e gradini rocciosi che danno all’aggregato rupestre l’aspetto di un pittoresco villaggio in miniatura.

Nicola Santulli

Di seguito alcune foto dei Palmenti di Pietragalla.