Lagonegro, tra fascino e mistero, rivive nelle canzoni dell’indimenticabile Pino Mango. Da “Come Monna Lisa” a “Nella mia città” il racconto di un paese ricco di storia

Nell’area sud della Lucania, a pochi km dalla Campania e dalla Calabria, alle pendici del massiccio montuoso del Sirino è ubicata la “città di Monna Lisa”, Lagonegro.

La sua posizione strategica, tra mare e montagna, consente di vivere appieno le bellezze naturalistiche: dal meraviglioso mare del Tirreno all’affascinante Montagna del Sirino, passando per le benefiche Terme di Latronico.

Un luogo avvolto da diverse leggende, iniziando proprio dall’origine del nome: potrebbe derivare da Lacus Niger, lago preistorico, o da Nerulum, stazione sulla Via Popilia.

Una leggenda, ripresa dallo scrittore russo Dmitrij Merezkowskij, autore nel 1901 del romanzo “La resurrezione degli dei – Il romanzo di Leonardo da Vinci”, unisce la modella leonardiana a Lagonegro.

Si può leggere, infatti, che “Monna Lisa morì per un’infezione a Lagonegro. Il marito, messer Francesco del Giocondo, l’aveva lasciata nella cittadina lucana essendo dovuto andare in Calabria per affari. La morte sarebbe avvenuta nel 1506”.

La tradizione popolare vuole che le sue spoglie si troverebbero all’interno dell’antica cattedrale, la Chiesa del Santo Patrono, San Nicola di Bari, o nel cimitero del Castello.

Pino Mango, noto cantautore italiano, nato a Lagonegro, la descrive così nella sua celebre canzone “Come Monna Lisa”:

“Quale luce lì nel fondo palpita?

Saperlo io vorrei.

Come mai la tua serenità è indecifrabile come la verità?

Ma chi c’è?

Dietro quel sorriso enigmatico.

Capir di più vorrei..”

Lagonegro è il paese che conserva un altro mistero.

C’è una domanda che tutti, adulti e bambini, conoscono “Specchio, specchio delle mie brame: chi è la più bella del reame?!”

Sembrerebbe che l’interrogativo attribuito alla regina cattiva della fiabe fosse invece stato pronunciato, per la prima volta, dalla dea Siriona, nella favola di Giambattista Basile “La gatta Cenerentola”, mentre si specchiava nel Lago Laudemio, che ricade nel territorio di Lagonegro.

Di certo, il Basile ha completato la sua raccolta “Lo cunto de li cunti” nel 1630 al servizio del Duca di Acerenza, Galeazzo Pinelli.

Lagonegro era anche sede della stazione ferroviaria sulla tratta Lagonegro-Sicignano degli Alburni.

La “ferrovia” è ancora viva nei ricordi e nel cuore dei lagonegresi.

Era capolinea, servita da due linee ferroviarie, oggi chiuse: la Lagonegro Castrovillari-Spezzano Albanese, chiusa nel tratto da Lagonegro fino alla successiva stazione negli anni cinquanta a causa di un cedimento strutturale del ponte Serra e la Sicignano degli Alburni-Lagonegro, chiusa nel 1987, per cause ignote.

Anche in questo caso il figlio prediletto di Lagonegro, Mango, la descrive così:

“Nella mia città c’è una ferrovia,

che sferraglia da sempre.

Ma non mi abbandona mai.”

Il centro di Lagonegro, come recita la poesia del compianto poeta Antonio Tortorella, è “ù chianu, n’acchianata c’acchiana sulamente”: un viale verdeggiante, intitolato al grande Pino Mango, concittadino, artista eclettico e indimenticabile.

Una città ricca di storia, cultura e tradizioni, che ha dato i natali a personaggi illustri, quali:

  • il geologo Giuseppe De Lorenzo;
  • il senatore Bonaventura Picardi;
  • il pittore Enzo De Filippo;
  • il compositore – paroliere Armando Mango;
  • il filantropo prof. Angelo Alagia, la poetessa Donata Doni.

La passeggiata dei “lavruneresi” (anche laurisciani – abitanti di Lagonegro) a volte si spinge fino al “Sieggiu” della Madonna di Sirino, passando davanti alla fontana monumentale Gioacchino Murat, e ancora giù fino a Palazzo Corrado.

Da lì si può raggiungere piazza Sant’Anna per ammirare l’omonima chiesa, costruita nel 1665 ed ora nel novero dei monumenti nazionali, per poi percorrere i caratteristici vicoli del centro storico, abbellito da chiese, su cui domina il borgo antico, raggiungibile attraverso scalinate solo apparentemente faticose.

La “Città di Monna Lisa” va visitata, vissuta in ogni suo angolo, va amata.

Il visitatore potrà degustare sapori di un tempo passato. È la terra della mucca podolica e del suo caciocavallo, delle castagne e della “soppressata”, della patata tardiva di contrada Farno.

Lagonegro è anche sede d’importanti imprese artigiane.

Dalla più antica fabbrica che produceva cappelli per i contadini, utilizzando la lana del posto, curandone la loro manifattura, con pelli di animale e ornamenti, per i borghesi, alla storica azienda Canonico che, dal 1879, costruisce orologi da campanile e da torre che si affacciano da palazzi e monumenti in Italia e nel mondo; dalla torrefazione Falcone che dal 1953 fornisce miscele di caffè in tutto il mondo.

Un paese da conoscere e da vivere… come Mango ha scolpito, per sempre, nel cuore e nella mente dei lagonegresi con le note della canzone “Nella mia città”:

“Sulla mia città
C’è un cielo grande
Che ti spalanca il cuore
E non ti delude mai!”.

Donata Manzolillo