La Basilicata non dimentica il grande cuore dei volontari della “Val di Non”. A 40 anni dal terribile sisma…

Il 23 novembre 1980 alle 19:34 per lunghi interminabili novanta secondi la terra tremò tra la Campania e la Basilicata.

Il bilancio fu terribile: tremila morti e quasi trecentomila sfollati, ma prima che l’opinione pubblica realizzasse quale immane tragedia avesse colpito una parte del Paese, ci vollero almeno due tre giorni.

Le difficoltà di intervenire tempestivamente furono causate non solo da una rete di infrastrutture già  carente e danneggiate dagli effetti della scossa ma soprattutto dalla mancanza di coordinamento ed organizzazione.

All’epoca non esisteva il Dipartimento della Protezione Civile che nacque successivamente nel 1982, sospinto dalla tragedia del terremoto dell’Irpinia e soprattutto dall’impegno dell’Onorevole Giuseppe Zamberletti che, già commissario delegato del governo all’indomani del terremoto che colpì il Friuli nel 1976, fu nominato commissario straordinario per il terremoto dell’Irpinia.

Il ritardo dei soccorsi ebbe come ulteriore effetto quello di mobilitare un gran numero di volontari che furono di grande aiuto nei primissimi giorni successivi al sisma.

Varie regioni d’Italia si mobilitarono per portare i primi aiuti: si organizzarono in tal senso anche la Provincia autonoma di Trento che diede vita ad un Comitato di coordinamento istituito presso il Consiglio Provinciale e la Comunità della Val di Non che riuscì a coordinare e raggruppare le iniziative di Comuni, Associazioni ed enti privati che avevano iniziato a donare soldi e costruire casette, attraverso la costituzione del “Comitato Valle di Non Pro Terremoto 80”.

Gli abitanti della Valle decisero di portare il loro aiuto in favore della comunità di Balvano in provincia di Potenza, uno dei paesi più colpiti dal sisma, dove il crollo della chiesa S. Maria Assunta provocò 77 morti, di cui sessantasei erano adolescenti, un’intera generazione cancellata.

Si organizzarono così dei pullman che il sabato sera partivano dal Palazzo della Regione Trentino Alto Adige che trasportavano sui luoghi del sisma funzionari e dipendenti provinciali, oltre al personale volontario.

Un evento tragico e geograficamente così lontano mobilitò l’intera comunità della Val di Non che settimanalmente attraverso l’opera del Comitato inviava mano d’opera specializzata: il sabato pomeriggio, dopo aver caricato i viveri per il viaggio, un pulmino faceva il giro della Valle per trasportare a Trento i volontari che dopo 14 ore di viaggio in pullman sarebbero arrivati a Balvano.

Alcuni di loro furono sistemati per la notte nei vagoni bestiame della stazione ferroviaria di Tito Scalo riparati solo dai loro sacchi a pelo che avevano portato da casa insieme a degli stivali, degli impermeabili da cantiere e dei piccoli attrezzi, tra cui una livera con cui la mattina aprivano il portellone del vagone che si ghiacciava durante la notte.

La  solidarietà degli abitanti della Valle fu straordinaria: moltissime persone lavorarono gratuitamente tra le macerie di Balvano soprattutto per dotare di porte e finestre i primi fabbricati che iniziarono ad arrivare da ogni parte ma che erano privi di serramenti.

In poche settimane dalla Valle furono inviate ed installate 400 finestre, 110 porte ed 80 portoncini di ingresso.

Il “Comitato Valle di Non Pro Terremoto 80” riuscì anche a raccogliere circa 85 milioni di lire, di cui 13 furono utilizzati per fornire gli arredi per la nuova scuola media che fu ricostruita con la raccolta fondi organizzata dal settimanale “Oggi”.

Quello della Val di Non è stato un grande slancio di popolo per aiutare un’intera comunità colpita da una immane tragedia.

Francesca Messina