Il cuccù di Matera: da potente amuleto a moderno souvenir

Il termine souvenir è senza dubbio evocativo di un viaggio fatto o che si vuole intraprendere. Il comune desiderio di immortalare momenti e farne ricordo si appaga, spesso, con la fotografia. Il souvenir, oggi, si distingue come bene tangibile di un’esperienza vissuta fuori porta e identificativo di una città, paese, tradizione o popolazione.

Il cuccù di Matera è un esempio di intervento artistico, che l’insegnamento di un mastro ha trasmesso alle mani di un giovane aspirante artigiano. La città dei Sassi, patrimonio mondiale dell’Unesco – un tempo soggetta allo sfollamento – oggi brulica di botteghe storiche e non e di banchetti commerciali da cui fanno capolino piccoli galli in terracotta. Cosa si intende per cuccù materano e come e quando ha avuto origine? Si tratta di un fischietto avente sembianza di un gallo, policromo e decorato a mano. Si crea modellando la creta e cuocendo successivamente lo stampo, infine si applica il colore. La sua denominazione dialettale richiama il canto del cuculo.

La sua storia è antica e come ogni cosa ha mutato nel tempo aspetto e funzione. L’oggetto era utilizzato già dalle civiltà in epoche prima di Cristo e si ipotizza avesse funzione ludica, poiché rinvenuto nelle tombe di bambini. Il manufatto allora veniva ricavato da ossa di mammiferi, uccelli, molluschi o da gusci di frutta. Nel Medioevo e nel Rinascimento vennero realizzati fischietti a forma di uccello. Il gallo per i materani era emblema di virilità e forza, così quello strumento assunse presto il ruolo di protettore dagli spiriti maligni. Nel periodo pasquale, intorno agli anni ’50, ad ogni bambino si regalava un cuccù, uno dei pochi giocattoli presenti nei Sassi.

Secondo un’altra tradizione esso sigillava una promessa d’amore; dimensione e decoro erano indicative dell’intensità del sentimento di chi lo offriva in dono. Oggi, souvenir ed elemento d’arredo per ambienti moderni e non, attira lo sguardo e la curiosità dei turisti per varietà di forma e colori. Di fatti oltre al classico gallo l’offerta artistica attuale include: carabinieri, cavallucci, colombe o bambole.

Due sono le tipologie di fischietto: ad aria e ad acqua.

Scritti ed iniziative hanno testimoniato il valore culturale del cuccù, fra cui il componimento del materano cavaliere Giovanni Martinelli:

“Da tanti anni facciamo i Cucù,/ora invece li fai pure tu,/ma l’argilla che abbiamo quaggiù,/certamente, non ce l’hai tu.//Tante cose facciamo però,/con l’argilla a noi tutto si può,/piatti, quadri, gioielli e cucù,/noi facciamo di tutto e di più, cucù.//Ne abbiam grandi e anche piccini, dai, fischia pure tu,/se lo suoni in ogni momento/tu sarai felice e contento,/se lo suoni in compagnia/porterà fortuna e allegria,/perciò, portalo sempre con te,/col Cucù tu sarai un vero Re,/perciò portalo sempre con te,/col Cucù sarai tu il vero Re!”.

Altro esempio la “Cucù Parade”, iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Matera, consistente nell’inserimento nell’urbanistica locale di otto statue in vetroresina o plastica, personalizzate da artisti, riproducenti il cuccù. L’obiettivo: l’animazione del centro mediante nuove forme d’arte dal forte impatto emotivo.

Grazia Valeria Ruggiero

Di seguito una foto dei cuccù di Matera: