Franco Artese: l’artista lucano che con i suoi presepi ha stupìto il mondo

Girano tanti lucani per il mondo, ma nessuno li vede, non sono esibizionisti.

Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all’ombra.

E’ di poche parole. […] Quando lavora non parla, non canta.

Non si capisce dove mai abbia attinto tanta pazienza, tanta sopportazione.

Il lucano non si consola mai di quello che ha fatto, non gli basta mai quello che fa.

Il lucano è perseguitato dal demone della insoddisfazione.

Parlate con […] con un artigiano. Parlategli del suo lavoro.

Vi risponderà che aveva in mente un’altra cosa, una cosa diversa.

La farà un’altra volta. (Lucani nel mondo, Sinisgalli)

Basterebbero le parole di Leonardo Sinisgalli a descrivere Franco Artese, il maestro presepista di Grassano, semplice, umile, eppure di fama internazionale e riconosciuto tra i più importanti rappresentanti della scuola presepistica meridionale.

L’uomo che con i suoi presepi monumentali e tipicamente lucani ha girato il mondo, rappresentando anche nel mistero della natività la sua Basilicata.

A chi gli chiede da dove sia nato il suo desiderio di realizzare presepi lui vi risponderà così:

“Quando ero piccolo a Natale in famiglia c’era la tradizione di allestire il presepe tutti insieme.

La mia era una famiglia numerosa, di ben 8 figli, ed io, poiché ero il penultimo non riuscivo mai ad averla vinta sui miei fratelli più grandi nella disposizione delle statuine.

Allora di notte, quando tutti dormivano, io mi alzavo e di nascosto spostavo i pastori, davo a ciascuno un ruolo ed ogni personaggio nella mia mente si animava.

Dopo la morte di mio padre, il parroco del mio paese mi invitò a fare un presepe in parrocchia e io gli proposi:

«Perché non realizziamo un’opera che possa trasmettere la nostra realtà contadina attraverso il Mistero della Natività?», e così quello fu il mio primo presepe che realizzai a Grassano nel 1976, quando avevo circa 20 anni.”

Quella rappresentazione proponeva una suggestiva relazione tra il mondo della nascita di Cristo e quello della società rurale del suo paese, Grassano, così com’era negli anni Cinquanta, raccolta intorno ad una piazzetta (chiazzodda) in un’atmosfera intrisa di un vissuto di sacrificio e di povertà.

Poi dal 1980 quella stessa sensibilità lo porta a realizzare presepi sia in Italia che all’estero, più volte a Roma, poi a New York chiamato dal Consolato italiano a realizzare un’imponente opera di circa 140mq, nella Chiesa Our Lady of Pompei del quartiere Greenwhich Village di New York, visitato da oltre 800.000 visitatori.

Nel 1999 l’UNESCO dà vita al Museo Mondiale della Natività e chiede ad Artese di allestire un Presepe a Betlemme.

Viene così creata un’opera di rara bellezza: 90 mq di scorci dei Sassi di Matera quale scenario ideale della Natività.

Straordinario è il riscontro sul valore dell’opera sulla stampa nazionale ed estera e da parte della critica.

E da allora l’artista non si ferma, è la volta di Washington, Parigi, Lubiana, Milano, Spoleto, Assisi, Helsinki, Turku, ancora New York (St. Patrick’s Cathedral, nel 2015), Firenze, di nuovo a Roma (un presepe in Vaticano, a Santa Marta, omaggio a S.S. Papa Francesco, e al Quirinale, omaggio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella), Rieti, Greggio e tante altre città.

Ma l’anno da ricordare è sicuramente il 2012, proclamato da S.S. Papa Benedetto XVI “L’Anno della Fede”, che vede finalmente Franco Artese realizzare il grande sogno della sua vita: esporre una sua opera nel cuore della cristianità in Piazza San Pietro.

E quel momento Franco lo aveva ardentemente desiderato tanto da fare, nei mesi precedenti la conferma del progetto, un sogno che per lui ebbe il valore di un segno premonitore.

Era il mese di febbraio 2012, il paese era sommerso da importante nevicata e lui a causa di una brutta bronchite era bloccato a letto.

In uno dei momenti di dormiveglia sognò Papa Giovanni Paolo II che in Piazza San Pietro lo prendeva per mano dicendogli: “Vieni con me, ti accompagno a visitare il Vaticano”.

Lui lo raccontò subito quel sogno anche a chi, simpaticamente lo prese in giro per aver osato sognare tanto.

Ma quando qualche mese dopo l’APT Basilicata lo chiamò per proporgli di partecipare al progetto Franco sapeva che sarebbe andata esattamente così.

Quell’opera di oltre 120 mq fu un omaggio che la Regione Basilicata tramite l’Agenzia di Promozione Territoriale (APT) intese fare al Santo Padre Benedetto XVI, quale espressione dell’identità culturale e religiosa delle genti lucane.

Realizzato interamente in polistirene ricoperto da malta cementizia effetto “tufo”, il presepe di Artese interpreta questo spaccato del paesaggio lucano come un universo partecipe dell’Evento centrale della storia dell’umanità: la nascita del Figlio di Dio.

Un paesaggio dove le case, le chiese, i santuari, scavati nella roccia, le une sulle altre, danno vita ad un corpo unico, secondo una linea dinamica e avvolgente, che accoglie in un abbraccio la Natività e lo sguardo del visitatore.

E’ il paesaggio culturale della Murgia materana che per una certa aura di sacralità, unita alla morfologia del territorio, richiama la Terra Santa.

E’ la Matera dei Sassi, riconoscibile anche nei dettagli della Chiesa rupestre Convicinio di Sant’Antonio e in quella di San Nicola dei Greci che in Piazza San Pietro accolse la nascita del Cristo, in un ambiente che era quello dell’antica civiltà contadina lucana, la “civiltà delle mani”, basata sul lavoro nei campi, connotata da una dimensione laboriosa e frugale, da un’umanità fortemente pervasa da spirito di sacrificio e senso religioso.

E’ la rappresentazione di un mondo legato ai valori essenziali della famiglia, del lavoro, della solidarietà e da una concezione della vita aperta al Mistero.

La rappresentazione della Natività si concentra sull’immagine della Madonna intenta a mostrare ed “offrire” Gesù Bambino alle donne che Le si avvicinano e che con simbolico scambio Le affidano i propri figli, in un gesto di profonda familiarità e condivisione di destini.

E tutt’intorno a colorare e rendere vivo il presepe le tante statuine, ognuna a rappresentare i tanti volti della civiltà contadina lucana, umile ed affabile, felice di accogliere nella propria terra la “Sacra Famiglia”, alla quale si avvicina con la semplicità della propria vita, i propri mestieri e anche il proprio bagaglio di riti e tradizioni ancestrali.

E tante sono le scene che ricordano la nostra terra: la rappresentazione del “maggio di Accettura” dove gli uomini del paese trascinano con l‘ausilio di buoi il tronco di un albero (un cerro) che simbolicamente viene unito ad un agrifoglio nella piazza del paese; una processione che evoca quella della Madonna di Viggiano, la Regina del popolo lucano, portata a spalle dagli uomini del paese e al suo seguito delle donne portano sulle loro teste delle composizioni di ceri, i cinti, doni densi di richiami simbolici, offerti dai credenti: i nastri decorativi presenti rappresentano il legame religioso, il legno rappresenta la Croce, le candele la luce della fede che illumina, il blu il culto mariano.

E a ispirare il Maestro Artese nelle sue realizzazioni, a lui che è anche pittore, sono le fotografie di Cesare Zavattini e Mario Carbone degli anni ‘50 e ‘60 che hanno segnato anche la vita artistica di Carlo Levi, scene stupende di vita contadina, di quel vicinato in cui la familiarità di rapporti e i forti legami che intercorrono tra le persone che vivono nelle abitazioni di vicoli e strade, generano un’atmosfera di particolare calore e solidarietà, e i cui volti sono sì rassegnati ma anche fieri di quel poco che gli basta per vivere.

E in tutti i suoi presepi, a chi Franco lo conosce bene, tra le tante statuine, non può sfuggire un personaggio a lui tanto caro: è una vecchina che lo accompagna sempre, sua madre, la cui perdita continua a essere per lui molto dolorosa al punto che, per sentirla vicino a lui nei momenti più delicati, ha finito col darle un posto ormai fisso nelle sue opere.

Avvicinarsi ai presepi di Artese significa avvicinarsi alla cultura dell’accoglienza, quella della nostra terra, che apre le porte alla Sacra Famiglia di Nazareth e si fa albergo e dimora per Essa.

E ogni volta, ogni anno, in ogni giorno del Natale se ci si lascia prendere dalla bellezza del messaggio che esso veicola, che sia una notte stellata o un giorno assolato, si ha l’impressione di vivere un giorno di un tempo passato nell’atmosfera incantata di un Mistero presente.

Maria Gerardi

Di seguito alcune foto di Franco Artese.