Francavilla in Sinni e le due leggende della Certosa

Il pino loricato si eleva dal terreno per raggiungere vette estreme di bellezza, in mezzo a faggi, cerri e abeti.

Francavilla si trova all’interno del Parco del Pollino, e questo già è sufficiente per andarci.

Se a questo aggiungiamo il gorgoglio del fiume Sinni, beh: non bisogna pensarci due volte.

La natura è padrona di queste terre.

La catena del Pollino diventa il passaggio dai pensieri terreni alla fase della stupefazione per il creato, mentre si sale sempre più verso il cielo.

La storia di Francavilla inizia nel 1400, da un conferimento del Principe Severino di Chiaromonte ai Certosini di San Nicola.

Intorno alla Certosa nacque l’abitato per i coloni.

Ma per mano delle armate francesi, capeggiate da Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, fu completamente distrutta fra il 1808 ed il 1812.

La Certosa di Francavilla era la Certosa più grande del Sud Italia, dopo quella di Padula.

Due le leggende che ruotano intorno alla Certosa.

La prima racconta della Principessa Giovanna, che si rivolse a San Nicola, e per sua intercessione ebbe la grazia della guarigione del figlio affetto da una grave malattia.

La Principessa promise di donare ai monaci della Certosa tutto ciò che vedeva con gli occhi, dalla finestra del castello di Chiaromonte.

Mantenne la promessa e fu cosi edificata la borgata per i coloni della Certosa: Francavilla.

Un’altra leggenda è narrata da molti Francavillesi ed ha a che fare con lo “ius primae noctis” (il diritto della prima notte).

Il signore feudale aveva il “diritto” di consumare un rapporto con la futura sposa di un servo della gleba, il giorno precedente al matrimonio.

Ma un promesso sposo, cercò di ingannare il signore feudale, travestendosi da donna.

Appena giunto alla Certosa, con una pesante mazza, malconciò il signore, tanto da non fargli esercitare più il diritto alla prima notte, per paura di una sommossa di popolare.

S’ipotizza che, l’origine della credenza dello “ius primae noctis”, risalga al XVI secolo, quando il filosofo Hector Boece, riportò un decreto del re scozzese Evenio III, in cui si evince che: “il signore delle terre può disporre della verginità di tutte le ragazze che vi abitano”.

Per fortuna che Evenio III non sia mai esistito e che, il racconto di Hector Boece, abbia più i connotati di un mito.

Donata Manzolillo