Dagli USA in Basilicata alla ricerca delle sue origini. L’eredità di Kent diventa la storia di generazioni di emigranti lucani

La genealogia è la scienza che si occupa di accertare e ricostruire documentalmente i legami di parentela che intercorrono tra i membri di una o più famiglie. Kent Nedderman è un ricercatore americano in pensione che ha effettuato degli studi genealogici su alcune famiglie lucane. Per capire com’è nata la sua passione per queste ricerche occorre fare un salto nel passato.

La bisnonna di Kent, Rosa Maria Pellettieri, nacque a New York nel 1885 ma i suoi genitori erano lucani, precisamente di Castelmezzano (PZ). Nel 1968 Rosa Maria morì donando al nipote una scatola piena di foto di famiglia del ‘900 e documenti antichi.

Kent aveva solo 19 anni ed in un primo momento non capì la straordinaria importanza di quel dono ricevuto in eredità: in quella che apparentemente sembrava una banale scatola di ricordi era custodita la storia della sua famiglia unita a quella di intere generazioni di emigranti.

Nel 1974 Kent dagli Usa fu inviato in Italia, precisamente a Vicenza, per effettuare il servizio militare obbligatorio (naja). Qui ci rimase per ben 4 anni, fino al 1978. In questo periodo la sua vita subì notevoli cambiamenti: sposò un’insegnante italiana che lo fece innamorare del bel Paese ma anche della lingua tant’è che Kent si laureò in Lingua e Letteratura italiana presso l’Università di Parma.

Questo nuovo legame instaurato con l’Italia non poteva non rimandare Kent ad un viaggio verso la Basilicata, alla scoperta delle proprie origini.

Ecco come il professore americano racconta la sua prima esperienza in Basilicata:

“Aprendo la scatola dei ricordi della mia bisnonna capii subito che il fulcro dei miei discendenti era Castelmezzano, per queste ragioni decisi nel 1982 di recarmi nel piccolo borgo dolomitico. Appena giunto a destinazione ebbi l’onore di conoscere il maestro Antonio Viccaro, autore del libro Fra Le Dolomiti Lucane: Castelmezzano. Lui fu una fonte preziosa per le mie ricerche e mi mise in contatto con intellettuali e “memorie storiche” del posto. Ritornato a New York mi misi subito a lavoro elaborando tutti i dati raccolti in Basilicata”.

Nel 2010, dopo 28 anni di ricerche, Kent ritorna in Basilicata con un albero genealogico di circa 1.800 persone. Il suo racconto continua così:

“Durante questo recente soggiorno a Castelmezzano ho avuto modo di conoscere il Dott. Rocco Coiro e suo fratello Beniamino custodi di un patrimonio di informazioni storiche. Beniamino gentilmente ha condiviso con me le immagini digitali dei Registri della Chiesa di Castro Mediano. Per circa tre anni in poi abbiamo collaborato via internet.  Da pensionato, potevo permettermi di studiare i registri e i certificati civili, anche 8 ore al giorno, mettendo i dati e i nomi nel software genealogica. Dopo circa tre anni di ricerca (quindi nel 2013), il semplice albero di una famiglia era un albero dei rapporti delle famiglie di Castelmezzano che contava 19000 persone”.

A questo punto i dati da gestire erano troppi e Kent si avvalse di un vero e proprio software per la gestione dei dati scoprendo tantissime curiosità. Riportiamo una sintesi di alcune curiosità (come l’alto tasso di mortalità infantile in un determinato periodo storico) emerse dall’analisi dei dati combinati da Kent:

“La potenza del programma di genealogia ha permesso di identificare 60 famiglie con un alto tasso di mortalità soprattutto infantile. Nei registri civili la causa di morte non era citata ma nei Registri della Chiesa, specialmente nel tardo ‘700, la si trova. Cosa voleva dire vivere in una società in cui occorreva far durare la raccolta dell’anno precedente fino alla prossima? Nel giugno del 1672 si trova un tale esempio in cui dieci persone morirono in campagna per la fame.

Oggi il divorzio è legale ma prima no. Ho trovato 14 esempi di matrimoni in cui uno dei due coniugi si è risposato per ben tre volte e 12 esempi in cui uno dei due si è sposato addirittura quattro volte. Questi dati si riferiscono ai primi anni del Novecento. Cosa significa?  Forse che ci si risposava per necessità, per motivi economici, per la sopravvivenza.

Un altro dato che ho trovato curioso è la nascita di 413 bambini da padri ignoti avvenuta sempre nei primi anni del Novecento. Una cosa da notare è che nei registri civili, nel certificato di nascita di un bambino di padre ignoto, il nonno materno non veniva citato”.

Kent all’interno del software di genealogia ha inserito un patrimonio di dati interessandosi maggiormente al fenomeno dell’emigrazione dalla Basilicata verso l’America, soprattutto nell’Ottocento. Il ricercatore americano vuole condividere tutti i suoi lavori con chiunque mostri interesse per l’argomento. Al momento si tratta di materiale digitale ma l’auspicio è quello di creare una raccolta cartacea costituita dall’infinito materiale di ricerca che ha accumulato nel corso degli anni.

di Enza Martoccia