Craco: un paese “fantasma” dove il tempo sembra essersi fermato

Craco, paese “fantasma” dal 1963, è un piccolo borgo medievale con vicoli suggestivi che portano indietro nei secoli e avvolgono, in un alone di mistero e curiosità, questo agglomerato urbano in provincia di Matera. Custodita dai calanchi, fatti conoscere dall’accurata penna di Carlo Levi, tra il silenzio e il senso di vuoto, il viaggio verso Craco si trasforma in un viaggio introspettivo verso un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Grazie alla “Craco card” è possibile visitare le antiche rovine, messe in sicurezza, della Craco che fu. I Greci la fondarono nel 540 dopo Cristo e la chiamarono ”Montedoro”. Il Vescovo di Tricarico, monsignor Arnaldo, nel 1060 denominò l’area Grachium (“dal piccolo campo arato”). La torre normanna, costruita nel 1040, sulla parte più dura e più alta della collina, domina la Val d’Agri e scruta l’orizzonte: dove finisce il cielo inizia il mar Jonio.

Una storia millenaria, temporaneamente interrotta da una rumorosa frana nel 1963 che costrinse la popolazione locale a spostarsi nella località denominata “Craco-Peschiera”. Il terreno argilloso e le varie catastrofi naturali, pur spopolando la Craco vecchia, non ne hanno distrutto la sua bellezza unica. La distesa variegata di campi, gli avvallamenti e la fitta vegetazione danno risalto alle rocce, regalando agli occhi sfumature dorate, vaghezza e luminosità, lo stesso colore del grano.

Il suo aspetto “fantasma” è stato la cornice in cui Mel Gibson ha deciso di girare la scena dell’impiccagione di Giuda nella famosa e pluripremiata pellicola “The Passion” uscita nel 2004.

Piccolo paese, ma ricco di storia e patrimonio religioso, si affida alla protezione del “primo” Patrono San Nicola, il cui culto è molto radicato nelle regioni meridionali, della Madonna della Stella e dell’attuale Patrono, il martire San Vincenzo, le cui reliquie religiose del corpo mummificato sono custodite nella minuta, ma affascinante, Chiesa di Sant’Angelo.

La cucina crachese rispecchia il carattere agricolo del territorio, incentrato in gran parte sulla produzione di grano, olio, ortaggi, vino e cotone. A Craco il turista, anche solo di passaggio, può gustare particolari piatti tipici locali, preparati sulla base di tradizionali ricette per lo più tramandate oralmente, quali ad esempio le tagliatelle caserecce con la mollica, gli strascinati al ragù, le orecchiette con le cime di rapa, i cavatelli con la cicerchia (legume ricco di proteine simile alla fava e non facile da reperire).

Craco vanta anche una tradizione artistica ebanista nel comporre decorazioni, mosaici o sculture, utilizzando esclusivamente il legno.

Un borgo incantevole, dove lo sguardo del turista può carpire le bellezze del cuore pulsante della tradizione locale, tra cui si annovera anche la storia delle scorrerie del brigante “Cappuccino”, Giuseppe Padovano di Craco,  quando la Basilicata postunitaria fu teatro delle azioni del controverso fenomeno del brigantaggio.

Donata Manzolillo