Carter e le scoperte sulla Magna Grecia, fu lui a fondare il centro di agroarcheologia di Metaponto

Fu lui a portare alla luce alcuni reperti della Magna Grecia, in particolare nell’area archeologica dell’Incoronata di Metaponto.

Joseph Coleman Carter è direttore dell’Istituto di Archeologia classica dell’Università di Austin nel Texas.

A Metaponto ha fondato Il Centro di agroarcheologia.

I suoi studi sulla Chora metapontina vanno dalla preistoria al periodo romano e sono cominciati sotto la direzione del grande Dinu Adamesteanu.

Di grande rilevo le sue scoperte sulla necropoli magnogreca di Pantanello.

Ha indagato la Piana del Metapontino, nel IV secolo avanti Cristo erano numerose le fattorie organizzate.

Mentre era ancora uno studente di dottorato a Princeton,  era il 1967, arrivò prima a Taranto.

Fu lì che conobbe Elena Lattanzi (già direttrice del Museo di Materaa) e Dinu Adamestueanu che gli chiese di lavorare a Metaponto.

C’erano grandi studiosi provenienti da Francia, Inghilterra, Germania, Romania e Italia.

“Mi sono innamorato di Metaponto e della Basilicata già dal 1968, lavorando i primi anni a Metaponto – dichiarò in una intervista a Filippo Radogna.

Poi la vera ricerca iniziò nel 1974 su una collina dell’area di Pantanello, dove gli unici oggetti antichi ancora visibili sulla superficie furono due framenti di tegole.

Cominciò con lo scavo di una fabbrica ditegole in alto e un santuario greco in basso.

Le ricerche sono andate avanti, con interruzioni, fino al 2008. Oltre agli scavi abbiamo fatto ricognizioni topografiche intensive dal 1981 al 2007 di un’area estesa per 50 chilometri quadrati nel cuore della Chora, identificando oltre 1000 insediamenti soprattutto fattorie, necropoli e santuari greci.

La ricerca ben presto si estese in scavi altri del Metapontino”.

La ricerca sulla necropoli e su resti umani di oltre 300 tombe ha dato preziose informazioni sulla demografia metapontina dal sesto al terzo secolo avanti Cristo sull’età e sulla morte, sulla statura, la salute e la nutrizione.

Tra le malattie scoperte vi è la sifilide endemica ed è la più antica presenza di questa malattia nota fino ad oggi.

Nella paleobotanica il sito di Pantanello è stato una miniera di informazioni sulle piante coltivate e quelle spontanee.

Si deve a lui il recupero delle piante antiche, una quantità di evidenze senza paragone nel Mediterraneo, tutto è stato miracolosamente conservato nell’ambiente anaerobico del Santuario sommerso dall’acqua sorgiva per circa 25000 anni.

Lo scavo fu reso possibile dal sistema di pompaggio “Wellpit.

Furono conservati semi di dozzine di foglie, legni e pollini.

Tra le scopertesi conta la più antica testimonianza dell’alalfa in Italia (circa 350 a. C.) un’erba medica che serviva come foraggio e ristabilendo i livelli di azoto nel terreno migliorando così la terra impoverita dalla coltivazione del grano.

Veniva importata dalla Persia e poi dalla Grecia in Italia.

L’alalfa, ricca di proteine, spiega in parte l’alta statura dei cavalli e dei buoi di Metaponto.

Da altri studi sono emersi le prove che a Metaponto c’era una grande varietà di animali selvatici, compresi l’ibice ora estinto.

Oltre alle scoperte su flora e fauna il Santuario è molto importante per la storia della religione greca.

Si è rivelato dopo anni di studio, un santuario di Artemide nel periodo arcaico (600 – 450 a. C.), questo fu descritto in un famoso poema che Bacchylide scrisse su un vincitore metapontino nei giochi panellenici di Delfi.

Dopo sono stati portati alla luce il Santuario di Dioniso e Artemide e poi il culto di Dioniso, culto mistico di cui è stata scoperta la struttura delle iniziazioni, la prima mai conosciuta.

Roberta Nardacchione