Basilicata: viaggio sulle tracce di un imperatore, Federico II, lo Stupor Mundi!

La Basilicata, questa piccola meravigliosa terra, riccamente bella per i suoi tanti paesaggi, trasognata e per alcuni versi eterna, plasmata dalla storia che l’ha attraversata facendone crocevia di popoli, culture, di sguardi diversi, di visioni e di sogni, continua a sorprendere e a narrare di sé ogni volta con racconti diversi che ci accompagnano nei suoi tanti e possibili viaggi.

Il viaggio in Basilicata è questo: uno, nessuno e centomila per dirlo alla Pirandello.

Ve ne propongo uno inseguendo le tracce di un Imperatore: Federico II, lo Stupor Mundi (come lo definisce il cronista inglese Matteo Paris), il Vir Inquisitor, sapientiae et amator (come lo stesso Federico si definì nel proemio del De arte venandi cum avibus), che con il suo sistema castellare segnò la Basilicata lasciando l’impronta della sua grandezza.

E il viaggio ha inizio a Lagopesole, alle porte del Vulture.

Il castello di Lagopesole si presenta immediatamente in tutta la sua maestosità, nell’imponenza della sua struttura.

Possente, compatto e regolare nelle sue mura, dall’alto dei suoi 800 metri di altitudine continua a dominare il paesaggio del Vulture che si delinea all’orizzonte, per molti chilometri.

Ai suoi piedi il borgo arroccato si lascia attraversare da uno stretto sentiero che ripido e tortuoso termina al varco di ingresso del Castello.

Scrigno invalicabile sembra racchiudere, nelle sue robuste mura, relazioni, valori, chiavi di lettura e di interpretazione di un territorio e di un paesaggio, espressione della storia e della geografia, e il cui l’ambiente antropizzato continua ad evocare usi, costumi, tradizioni, memoria storica e collettiva.

Il Castello di Lagopesole diventa così punto di partenza ideale per la comprensione della storia e della cultura medioevale e federiciana in Basilicata.

Eppure Federico non volle fare di Castel Lagopesole un castrum, ma una residenza di svago o forse di caccia (dove sicuramente c’erano i suoi falconieri e allevatori che avevano appreso dagli arabi la caccia col falcone), quella nobile antica arte alla quale dedicò un intero trattato: De Arte venandi cum avibus.

Un libro sulla falconeria e sull’ornitologia scritto con un rigore scientifico, un’opera in cui è evidente come l’amore e il rispetto per la natura, nell’arte del cacciare, avessero per l’Imperatore un gran peso, al pari del coraggio.

Federico II era molto più di un sovrano, di un legislatore, era la sintesi dell’eredità normanna alimentata in Sicilia, in Puglia, in Basilicata e a Napoli con precisi riferimenti alla Magna Grecia ed a quanto si conoscesse al tempo della scienza ebraica e dell’alta cultura islamica.

La saggezza e la conoscenza erano le vere leve su cui poggiava il suo saper governare e tutta la sua vita fu accompagnata da profezie.

La più controversa, sostenuta anche dalle circostanze che accompagnarono la sua nascita, fu sicuramente quella che lo identificava come l’Anticristo.

Federico nasce infatti il giorno dopo il Natale, dopo il Cristo, il 26 dicembre 1194 a Jesi, il giorno dopo l’incoronazione del padre, l’imperatore Enrico VI (figlio del Barbarossa) a re di Sicilia a Palermo.

Sua madre era Costanza, erede dei normanni e figlia di Ruggero II sovrano del Regno di Sicilia, e quando partorì era ormai quarantenne, tanto che la sua gravidanza, per l’epoca, ebbe del miracolistico.

Re di Sicilia all’età di 4 anni, Re di Germania all’età di 16 anni, per Federico il destino è un crescendo di incoronazioni: all’età di soli 26 anni, il 22 novembre 1220, a Roma, al cospetto di Onorio III viene incoronato imperatore  e prende il titolo di Fredericus secundus divina favente clementia Romanorum imperator semper augustus et rex Sicilie, che dopo il matrimonio con Isabella di Brienne, nel novembre 1225, fu integrato da Jerusalem et Sicilie rex.

Non  è certa la presenza di Federico II a Castel Lagopesole, forse non ci dimorò mai ma è certo che lui fosse un uomo infaticabile che viaggiò per 39 anni senza fermarsi mai più di un mese nella stessa località, privilegiando per i suoi momenti di riposo e di caccia la Puglia e la Basilicata, Castel del Monte e Castel Lagopesole, le domus solaciorum fatte costruire per sua volontà per la ricreazione dello spirito e del corpo.

Ma è certo che in Basilicata Federico ci venne tante volte così come tanti furono gli insediamenti fortificati che lui volle sull’intero territorio della Basilicata.

Ben 29 secondo lo Statutum de reparacione castrorum, un documento fiscale che decideva a chi era affidata la manutenzione dei castelli: 19 castra e 10 domus.

“L’Imperatore faceva erigere palazzi di tale bellezza e vastità, e con tale zelo, come se dovesse vivere in eterno, eppure non voleva abitarvi mai ed edificò torri e roccaforti sulle cime delle montagne e nelle città, quasi credesse di essere ogni giorno assediato dal nemico.

E tutto questo egli fece per mostrare la sua potenza e per imprimere la fama del proprio nome così profondamente nell’animo di ognuno, che mai non potesse cancellarsi la memoria di lui”,

(dagli scritti del cronista di Santa Giustina a Padova).

Ma a legare Federico a Lagopesole è senza dubbio l’unico trattato interamente scritto da lui: il De arte venandi cum avibus che se da un lato testimonia la sua passione per l’ars della caccia con i rapaci, dall’altro rappresenta la sua filosofia di vivere e riflette la sua profonda cultura naturalistica, quell’ansia di conoscere ea que sunt sicut sunt (le cose che sono, come sono).

Lui, il Gran Falconiere, si esprime nell’arte del governare il mondo come nella falconeria.

Per cacciare è importante conoscere la natura se la si vuol dominare!

Come tutta la sua vita anche la morte di Federico è accompagnata da uno strano evento, la profezia di Michele Scoto che pare gli avesse predetto che sarebbe morto in un luogo sub flore, cioè sotto il fiore e comunque legato al termine fiore: sembra che Federico proprio per questo non si fosse mai recato a Firenze… eppure morì nel castello di Fiorentino (vicino Lucera) a 56 anni il 13 dicembre  del 1250 a seguito di una febbre intestinale.

Ma se andate a Castel Lagopesole, nel silenzio delle sue mura sentirete nell’aria il volteggiare di un falco e una strana sensazione di una presenza che aleggia.

E chi sa, forse Federico “Vive e non vive” per riprendere le parole di un’ultima profezia Sibillina tramandata da Salimbene che annunciava la sopravvivenza di Federico II:

“Chiuderà gli occhi con una morte nascosta e sopravvivrà; e si dirà tra i popoli: “Vive, (e) non vive”; e sopravvivrà uno dei pulcini e dei pulcini dei pulcini”.

Maria Gerardi