Basilicata: il fascino del prestorico lago Sirino e il mistero della ‘lacrima divina’. La leggenda parla di…

Uno dei gioielli ambientali della Basilicata è il Lago Sirino, posto alle pendici del Massiccio del Sirino, nel Parco dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese e meta degli appassionati della pesca sportiva e degli amanti della natura per le piacevoli passeggiate a piedi o in mountain bike intorno al lago.

Tra boschi “incantati” e giochi di luce, incastonati tra le montagne, si giunge alle sorgenti Sambuco e Torbido, dove, dal belvedere, all’improvviso appare un paesaggio mozzafiato che si affaccia sulla Valle del Noce.

Accedendo al “Micromondo”, si può toccare con mano il “geoturismo”: un percorso tematico sulla geologia, dove scoprire la storia del nostro pianeta, dalle sue origini fino al tempo attuale.

E così minerali, fossili, campioni rocciosi, effetti speciali, miniature tridimensionali e supporti audiovisivi ritraggono un “unicum” nel panorama delle rappresentazioni tematiche distribuite sul territorio nazionale.

Nell’approccio interattivo, tanto per fare un esempio,  la simulazione del terremoto sarà cosi “reale” da far davvero tremare la terra sotto i piedi.

Ed è proprio la geologia che ci porta a conoscere lo “Sinkholes”, uno sprofondamento naturale del terreno, una voragine che, assumendo una forma circolare, nella maggior parte dei casi si trasforma in un piccolo lago.

La leggenda parla di una correlazione tra tale fenomeno e la “lacrima divina”, da cui, si racconta, nacque il lago preistorico del Sirino.

Nei giorni dei festeggiamenti in onore della Madonna della Neve, alcuni agricoltori non omaggiarono la Vergine e continuarono a lavorare il campo con buoi e trebbie nonostante fosse proibito.

Stando al racconto, un viandante si fermò e chiese a un contadino perché stesse trebbiando invece di  onorare la Madre di Dio.

Il contadino rispose con arroganza.

Il viandante “non era neppure scomparso dalla loro vista quando il cielo cominciò ad oscurarsi”. Si scatenò un furioso temporale, che inondò i campi: la collera divina aveva travolto tutto.

Quando il cielo tornò limpido apparve “un’ampia distesa d’acqua in cui si specchiava la vetta del monte”.

Qualcuno afferma che, quando soffia il vento dalla montagna e le acque del lago s’increspano, si sente ancora il pianto dei contadini e di tutti quelli che subirono l’ira del Signore.

Qui anche il cibo ha un sapore diverso: il sapore di una cultura gastronomica che risalta, in chiave rivisitata, i prodotti di un tempo.

Il peperone crusco, insieme al baccalà, incorporato in una rosetta da poco sfornata.

Un gelato aromatizzato alle fragoline di bosco, che vengono raccolte in quelle macchie.

La mozzarella che si fonde tra gli gnocchi, cavati dalle Signore del Lago.

Un calice di Aglianico, decantato, che assume le note di questa Terra.

Luoghi da raccontare.  Luoghi da visitare.

Donata Manzolillo

Di seguito alcune foto del Lago Sirino scattate da Antonio Carluccio.