Atella: la storia del piccolo borgo di Sant’Ilario rivive nelle opere del pluripremiato artista Franco Zaccagnino

Nel piccolo borgo di Sant’Ilario a cadenzare le giornate della piccola comunità abitante ci pensa il rintocco di un orologio.

Ci troviamo nelle vicinanze del Comune potentino di Atella, sull’Appennino Lucano.

Il nome — derivante dall’omonimo antico feudo che circonda il borgo — una vecchia leggenda lo attribuisce alla figura di sant’Ilario da Poitiers, santo francese vescovo della Chiesa, che vi sostò alcuni giorni nel mentre del suo viaggio verso la Terra Santa, tra il 315 e il 367 d.C.

I resti di un casale omonimo e di due castelli denominati, ancora oggi, Castelli di Sant’Ilario, risalenti all’anno 1000, testimoniano sia l’antichità del feudo che l’ipotesi della leggenda.

Fra i cittadini profondamente legati al territorio frazionario Franco Zaccagnino, sostenitore dell’ipotesi che il borgo fosse stato un castrum in epoca romana: sulla pietra di una parete esterna una dimora di Sant’Ilario due incisioni, “c” e “ct”, possono essere lette come centuria e centum.

Ma chi è Franco Zaccagnino e come è noto ai lucani? Maestro, artista. Zaccagnino nasce nel 1953 a Lagopesole.

Ha realizzato grafiche pubblicitarie, scenografie per spettacoli, murales.

Ha diretto e curato l’allestimento di importanti mostre di carattere storico e culturale, come “Il brigantaggio post-unitario nella regione del Vulture” e “Ceneri di civiltà contadina in Basilicata”.

Al suo luogo di nascita ha dedicato il testo storico Castrum Lacus Pensilis.

Nel 2003 ha pubblicato il catalogo L’arte Arundiana di Franco Zaccagnino; nel 2008 a Sant’Ilario di Atella ha allestito una scuola-laboratorio; nel 2012 ha dato alle stampe il volume Sant’Ilario. Storia di una Castello ritrovato e quest’anno ha inaugurato il catalogo dedicato alle donne dell’arte arundiana, Piego l’anima al vento.

Occhi e mani di ogni artista ricercano colori e tattilità che siano espressione del proprio istinto creativo, nel caso di Zaccagnino uomo e materia prima si sono incontrati nell’infanzia e si sono dichiarati, inconsciamente, reciproca fiducia.

La canna mediterranea era selvaticamente presente a Sant’Ilario e già aveva visto prima di Zaccagnino la riconoscenza della comunità rurale.

Era duttile e di facile reperimento: il contadino se ne serviva per dare sostegno alle viti o realizzare il manico di attrezzi da cortile; durante la mietitura proteggeva le dita dalle insidie della falce.

Accompagnava i giovani nell’arte musicale, prestandosi alla costruzione di zufoli e flauti.

Presente anche a tavola: intrecciata per dar forma a cesti e panieri o per costruire il cannitto da applicare alla bocca della bottiglia per immergersi nell’ebrezza di un lungo sorso di buon vino.

Zaccagnino — vincitore nel 2017 del premio “Lucani insigni”, esplicativo del merito riconosciutogli per essersi distinto nella diffusione e conoscenza dell’identità lucana — nel 2015 inaugura il Museo dell’Arte Arundiana, termine coniato dal maestro per definire ciò che crea e lavora e che deriva dal nome scientifico proprio della canna mediterranea, arundo-inis.

Un piccolo edificio, ex falegnameria, un portone incorniciato dalla pietra, una parete dalla tonalità scura, un luogo che si distanzia dal circondario e si stringe in un’atmosfera onirica.

All’interno ad accogliere il visitatore due differenti percorsi: uno di impronta storico-culturale che mostra gli utilizzi remoti della canna e il secondo che accompagna lungo l’evoluzione dell’artista rispetto alla materia prima.

Dapprima l’abilità artigiana di Zaccagnino si manifesta nella composizione di cattedrali o complessi monumentali di altra natura; utilizzando la tecnica del mosaico assembla minuti pezzi di canna e ne sfrutta il colore naturale.

Poi con Regina di cuori, Selene, Turandot, Samurai, La nascita di Venere, Genesi e altre opere si sposta nel campo della tridimensionalità scultorea; soggetti sacri e profani ispirati dall’attualità, dal mito, dagli usi, dai costumi, dalle vicende quotidiane o dai fenomeni sociali.

Esposte anche le Arunde Lucane, ovvero le miniature di quaranta carte da gioco lucane ideate dal maestro e derivanti da altrettante opere grafiche originali pastellate a mano.

Un ulteriore esempio di omaggio alla Basilicata, difatti si ispirano a personaggi storici appartenuti alla corte sveva di Federico II o al fenomeno del brigantaggio; ogni disegno è la combinazione armonica di tutte le parti della canna: il ceppo la sezione, la foglia e il nodino.

Arte e borgo si fondono tanto che Siringa, la ninfa riprodotta in canna, all’occasione lascia il suo Museo, assume forma umana e si aggira fra gli abitanti del luogo, a cui oggi è nota con il nome di Ninfa dei Castelli di Sant’Ilario.

Tanti i premi ricevuti, fra cui molti agli esordi: quello di Speciale Composizione diciannovesimo “Trofeo Mosè Bianchi” della Galleria “Modigliani” di Milano nel 1993 o quello Speciale, sempre a Milano, nel gennaio 1994, nell’ambito del concorso internazionale di pittura e grafica “Epifania 94” della Galleria “Eustachi” o il Premio Speciale della Critica, ancora a Milano, nel luglio del 1994, presso la Galleria “Amici del Quadrato”.

Poi, il Gran Premio degli Dei conferito dall’Accademia Internazionale dei Dioscuri di Atene, nel luglio 1994; il Premio Colosseum, ricevuto nel 1995 a Roma; il Premio Arte 1995 del Centro Arte e Cultura “La Tavolozza” di Sanremo e, nella stessa città, l’anno seguente, la collettiva “Arte e Musica Insieme” abbinata al quarantaseiesimo Festival della canzone italiana.

Zaccagnino è presente nel 1996 alla Galleria “Leonardo Da Vinci” di Mamer (Lussemburgo).

Ancora al Casinò di Sanremo nel 1997 con il Premio Speciale della Critica nell’ambito del concorso “Il Gioco dell’Arte”.

Nel marzo 1999 è a Parigi per il premio Grand Prix de Paris e nel 2001 a Montecarlo per l’Oscar dell’Arte per la tecnica.

Sempre nel 2001, a Sirmione sul Grada, gli viene conferita la Palma d’oro per un’opera specifica, Crocifissione e a maggio dello stesso anno è a Riccione a ritirare il primo premio Grand Prix dell’Adriatico.

Nel 2000, in occasione dell’anno giubilare, il Comune di Banzi gli commissionava un’opera che veniva donata al papa Giovanni Paolo II nel corso di un’udienza privata concessa a quella comunità.

Grazia Valeria Ruggiero

Di seguito alcune foto delle opere dell’artista Zaccagnino.