Alle pendici del Monte Vulture, Melfi: un paradiso fatto di storia e natura tutto da scoprire

Quando si parla di Melfi il primo collegamento storico che si fa è con l’imperatore Federico II di Svevia.

Fu da Melfi, infatti, che lo Stupor Mundi nel 1231 emanò la Lex Augustalis, la costituzione che avvicinò il Sacro Romano Impero alla modernità.

La città di Melfi, capitale lucana del ducato di Puglia a cavallo del XII secolo, fu edificata attorno al suo maestoso Castello Normanno Svevo: dieci torri, sette rettangolari e tre pentagonali, quattro ingressi, di cui tre angioini.

Attraverso uno di essi, percorrendo un ponte, un tempo levatoio, si giunge alla città, quarta per grandezza nell’odierna Basilicata.

Il Castello ospita al suo interno il Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese, “Massimo Pallottino”.

Oltre a conservare numerosi reperti pregiati, gioielli e diademi in oro, argento, pietre e lapislazzuli preziosi, in una sala della torre dell’Orologio, si può ammirare uno splendido sarcofago romano, ritrovato nel 1856, noto come il “Sarcofago di Rapolla”.

Dalle raffigurazioni si capisce che apparteneva a un personaggio di rango elevato. Sul coperchio è scolpita la figura di una donna defunta e sdraiata.

Si è accertato che l’opera è della seconda metà del II secolo e proviene dall’Asia Minore.

Melfi è una delle poche realtà cittadine lucane a conservare interamente l’antica cinta muraria normanna, della quale fa parte la Porta Venosina.

Nel mese di giugno, durante “La festa dello Spirito Santo” è possibile vivere uno spaccato di storia che rievoca lo sfondamento e la presa della Porta Venosina: il ritorno dei superstiti a Melfi, liberata dall’esercito spagnolo, dopo il sacco francese del 1528.

Il territorio melfitano sorge alle pendici del Monte Vulture, vulcano del pleistocene ormai spento, e per questo è uno dei parchi naturalistici più belli della Basilicata.

In questo quadro di natura verdeggiante si trovano i laghi di Monticchio, che hanno coperto con l’acqua i crateri del vulcano.

Nelle acque dei laghi si riflette la splendida Abbazia benedettina di San Michele.

E forse proprio per i suoi cieli e la sua naturale bellezza, l’Imperatore Federico II di Svevia scelse il castello normanno.

Durante il Convegno Nazionale di falconeria è possibile ammirare, per le vie della città, giullari, nobili dell’epoca federiciana, menestrelli, cantastorie e… falconieri che, con splendidi esemplari di rapaci, fanno rivivere la caccia con il falco, tanto amata da Federico II.

Donata Manzolillo