A San Mauro Forte, il suggestivo concerto dei campanacci in onore di Sant’Antonio Abate, racconta la storia di un territorio tutto da scoprire

È un rito antichissimo che affonda le sue radici nei cerimoniali pagani propiziatori legati al culto della terra e della transumanza delle mandrie di mucche.

Una volta all’anno suona il campanaccio e l’atmosfera calma e silenziosa di San Mauro Forte diventa un ricordo.

San Mauro Forte, provincia di Matera, sorge in posizione panoramica tra alberi di ulivo, vigneti e rigogliose colture, circondato da una serie di colline che si dispongono ad anfiteatro lungo il corso del fiume Salandrella.

L’origine dell’abitato è legato all’opera di colonizzazione dei cavalieri normanni.

Roberto, conte normanno di Montescaglioso, nipote di Roberto il Guiscardo, nell’anno 1060 dona i possedimenti di San Mauro all’arcivescovo di Tricarico.

L’aggettivo Forte fu aggiunto nel 1861 quando gli abitanti riuscirono a respingere gli assalti dei briganti guidati dallo spagnolo Borjes.

Di questo evento ne parla anche lo scrittore Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli”, quando scrive:

“A San Mauro Forte, poco più in alto sul monte, avrei ancora veduto all’ingresso del paese, i pali a cui furono infisse per anni le teste dei briganti”.

Quando si festeggia Sant’Antonio Abate, l’intera comunità ha un sussulto.

Inizia così una festa che si rinnova ogni anno caratterizzata dal ritmo cadenzato del rumore fragoroso di grossi campanacci appesi al collo, non di animali ma, di uomini e donne, liberi scampanatori, che percorrono le vie del borgo lucano.

Un suono quasi ipnotico che pervade le strade ed i vicoli, rimbomba tra gli antichi palazzi sale fino all’antica torre normanna, dilaga tra i secolari ulivi della vicina campagna, per andare poi a morire lontano.

Una tradizione che non si è mai persa e diventata un connubio tra culto pagano e venerazione religiosa per Sant’Antonio Abate, protettore degli animali.

“Il Campanaccio” sconvolge la quieta e sonnolenta esistenza del paese con il frastuono di centinaia di batacchi.

Un suono rudimentale ma coordinato, quasi ad intonare un concerto che racconta l’emozione e la storia di un territorio. Gli abitanti di San Mauro Forte a quella campana sono legati per svariati motivi.

Infatti è segno di fertilità, magia. Riveste un potere benefico, assicura un prospero raccolto ed ha il potere di allontanare tempeste.

Tra il serio e il faceto è la benedizione che conclude una preghiera cristiana, è lo strumento per allontanare l’inverno ma più semplicemente rappresenta la rinascita.

In occasione del campanaccio a San Mauro Forte non si ascoltano altre voci e suoni: il fragore continua per ore ed ore fino a che tutti i gruppi di scampanatori non hanno percorso, ad un ritmo lento, tutte le stradine del paese a volte fino all’alba.

I suonatori, avvolti in mantelli a ruota scuri, indossano cappelli di paglia ricavati dalle copertura in vimini delle damigiane.

Fra le mani, all’altezza del ventre, tengono l’immancabile strumento: il campanaccio di notevoli dimensioni si distingue nel “maschio”, di forma allungata e nella “femmina”, avente bocca larga.

La sfilata si apre con tre giri intorno alla Chiesa di San Rocco, dove si custodisce l’immagine di Sant’Antonio Abate.

Nicola Santulli

Di seguito alcune foto della festa del Campanaccio in onore di Sant’Antonio Abate che si celebra ogni anno a San Mauro Forte.