A Montemurro si insegna il graffito polistrato: oltre 60 le opere che attraversano le vie del borgo

Montemurro, comune del potentino, poco più di mille abitanti, il solo nominarlo avvicina il pensiero a uno dei più illustri nativi di questo luogo, il poeta-ingegnere, Leonardo Sinisgalli:

«M’ero abituato a scrivere una poesia in un lampo, quindici minuti, la durata canonica fissata dagli impressionisti per dipingere un paesaggio.

Mi veniva facile scrivere un libro in una settimana e poi dimenticarmene».

A legarlo alla sua cittadina l’amicizia con Giuseppe Antonello Leone, nato ad Avellino, ma d’adozione lucana, artista a 360 gradi; due uomini che hanno contribuito alla valorizzazione di un piccolo centro.

In particolare se a oggi passeggiando fra le vie di Montemurro si contano più di sessanta graffiti si deve al genio di Leone, non solo ideatore della Scuola del Graffito, ma anche sperimentatore e scopritore di un genere di graffito intrinseco di originalità tecnica.

Si dice che la mela non cada mai lontana dall’albero; Leone iniziò ad operare da piccolissimo nella bottega del padre ebanista intagliatore.

La svolta si ebbe nel 1965: l’amico notaio Guido Ricotti desiderava, nello studio della sua casa potentina, arredare un’intera parete con l’immagine di un circo; Leone decise di realizzare un graffito di malte colorate con ben dieci strati e di utilizzare la sabbia di contrada Deserti di Montemurro e la calce in pietra.

Se è vero che questa forma d’espressività era già nota, perché si considerò innovatrice?

Esistevano graffiti a due o tre strati, ma non il graffito polistrato di Montemurro, che ne conta molti di più e, inoltre, si potrebbe oggi definire quest’arte sostenibile in quanto tende a servirsi per la sua costruzione di materiale trovato e raccolto sul territorio:

  • le sabbie del quaternario della Val D’Agri;
  • le terre rosse che appaiono tra le zolle verso Moliterno;
  • le terre ocre verso Roccanova o le pietre verdi verso Viggiano.

L’intento di trasmettere la tecnica ad altri nasce nel 2003 e si concretizza nel 2010 con l’Edizione Artistica: nell’ultima decade di agosto, affermati artisti nazionali e internazionali arrivano nel borgo e realizzano il proprio graffito, che verrà donato alla comunità e affisso lungo i muri dell’abitato, contribuendo al già variopinto museo a cielo aperto.

Da allora la scuola è attiva tutto l’anno e pianifica workshop, progetti e visite guidate.

A luglio 2013, nel mese in cui Giuseppe Antonello Leone compiva 96 anni, si è costituita l’associazione Scuola del Graffito di Montemurro.

Tanti i temi che si sono dibattuti negli anni, quante le edizioni organizzate:

  • Leonardo Sinisgalli;
  • Risorgimento Lucano;
  • Paesaggi Radicali;
  • Sacro e Sublime;
  • Ombra e Luce;
  • Rurale Contemporaneo;
  • Sentimenti;
  • Archivio Risignificazione (omaggio al fondatore Giuseppe Antonello Leone);
  • NutriMenti e Leonardo e Leonardo.

La Scuola del Graffito non ha rinunciato all’edizione 2020, che senz’altro ha avuto una connotazione differente e ha lanciato un messaggio di fiducia, speranza e cercato di posare un primo piccolo mattone per edificare il ritorno alla normalità e al contempo far crollare le mura invisibili che intorno a noi ha costruito la pandemia; non è un caso se il titolo dato al tema è stato “Dietro le mura”.

Se da un lato la Scuola ha un fine puramente didattico, dall’altro si pone l’obiettivo di posizionamento nel panorama dell’arte contemporanea e dell’artigianato artistico, al fine di sviluppare una realtà produttiva che consenta di realizzare opere ricercate non solo nel mercato dell’arte, ma anche dell’edilizia e della decorazione.

Cos’è in sintesi un graffito polistrato e come si crea?

La tecnica si compone di cinque fasi:

Setaccio – La sabbia di Montemurro viene setacciata e, quindi, raffinata, per separare le parti più sottili da quelle più grosse o anche per eliminare alcuni elementi come pietre o foglie;

Preparazione della malta – Gli elementi fondamentali per la creazione della malta sono: la sabbia, la calce e l’acqua. La calce è il più antico e apprezzato dei leganti utilizzati dall’uomo per edificare, decorare e proteggere le sue costruzioni;

Disegno e pigmentazione delle malte – Il numero degli strati di malta colorata è dato dal numero di colori utilizzati nel disegno, che viene realizzato su cartone. La colorazione delle malte avviene grazie a pigmenti colorati, detti comunemente “terre” in quanto la maggior parte dei colori tradizionali proviene da giacimenti naturali;

Stesura delle malte – Le malte vengono stese a strati sulla superficie con la cazzuola americana e ognuna avrà uno spessore di tre millimetri. Una volta asciutto il primo strato si passa alla stesura del secondo e così via. Il procedimento non è casuale ma segue ordini cromatici ben precisi e ha bisogno di tempi relativamente lunghi per fa sì che lo strato sottostante non assorba la pigmentazione del superiore;

Calco e graffio – Posizionato il cartone sull’ultimo strato di malta ancora umido, si procede alla trasposizione del disegno mediante diverse tecniche: la tecnica dello spolvero prevede la realizzazione di maschere forate da sovrapporre alle parti da decorare e il trasferimento del disegno mediante l’utilizzo di polvere colorata; la tecnica del calco consiste nel ricalcare il disegno con una matita o un qualsiasi strumento dalla punta morbida e, una volta che la sagoma sarà visibile sullo strato di malta, si procede con il “graffio”.

Graffiando il primo strato e asportandolo, secondo lo schema decorativo previsto, compare quello sottostante di colore diverso.

Il disegno emerge graffiando la superficie, togliendo il colore e lasciando solo quello necessario alla figura.

Grazia Valeria Ruggiero

Di seguito alcune foto di graffiti di Montemurro.